

Da anni si avvertiva la necessità di una Convenzione che rappresentasse uno strumento giuridico vincolante, a livello internazione, per il rispetto dei diritti delle persone con disabilità. Finalmente ci siamo: il 25 agosto, presso le Nazioni Unite, è stata approvata la prima Convenzione Internazionale dei Diritti delle Persone con Disabilità.

Nel corso degli anni le Nazioni Unite si sono occupate di disabilità in momenti ed in modi diversi. Il primo atto specifico approvato dall’Assemblea Generale risale al 1971: si tratta della Dichiarazione sui diritti delle persone con ritardo mentale.
Ma è solo dal 1981, l’Anno internazionale delle persone handicappate, che si sviluppa una iniziativa organica sull’argomento che si concretizza con l’adozione del Programma di azione mondiale relativo alle persone con disabilità (1983-1992).
Purtroppo alla fine del Programma di azione si constatò che non esisteva nessuno strumento giuridico di rilevanza internazionale specificamente mirato alla tutela dei diritti delle persone handicappate.
Forte di questa considerazione, l’Assembla Generale delle Nazioni Unite nel 1993 ha adottato le Regole Standard per l’uguaglianza di opportunità delle persone con disabilità (Risoluzione del 20 dicembre 1993, 48/96).
Le Regole Standard suggeriscono quelle direttive di mutamento sociale che dovrebbero consentire a tutti i cittadini di partecipare in maniera egualitaria alla vita della società.
In questi anni la funzione più rilevante delle Regole Standard è stata rappresentata da un meccanismo di controllo, valido a livello internazionale, per garantire il rispetto dei diritti umani e civili attraverso la loro applicazione e la loro efficacia.
Le Nazioni Unite hanno previsto la costituzione di un Rapporteur incaricato di elaborare, supportato da esperti di tutto il mondo, rapporti periodici che fornissero informazioni sullo stato di applicazione delle Regole Standard.
Il sistema di monitoraggio è simile a quello delle convenzioni: rapporti periodici dei governi che hanno sottoscritto le Regole Standard sottoposti allo speciale Rapporteur, che elabora una relazione finale.
Successivamente, con una serie di risoluzioni, la Commissione sui diritti umani dell’ONU è ritornata più volte sull’argomento precisando sempre più la sua visione fino all’aprile del 2000, quando evidenziava che “ogni violazione dei principi fondamentali di eguaglianza o ogni discriminazione o altri negativi trattamenti differenziati di persone con disabilità contrastanti con le Regole Standard rappresenta una violazione dei diritti umani delle persone con disabilità”.

Cinque anni fa l’Assemblea delle Nazioni Unite costituì uno specifico Comitato Ad Hoc a cui erano chiamate le delegazioni degli Stati membri con il compito di redigere il testo di una Convenzione dei Diritti delle Persone con Disabilità.
Perché? A distanza di vari anni dall’approvazione delle Regole Standard è emerso con chiarezza che tale strumento, non vincolante dal punto di vista giuridico, è solo un documento che, per quanto utile come standard internazionale di orientamento e di monitoraggio, accettato da numerosi Paesi, risulta inadeguato a tutelare su base legale i diritti violati. Ecco perché era necessario disporre di uno strumento giuridico - una Convenzione internazionale, appunto - maggiormente vincolante ed efficace.
La Convenzione si basa sull’applicazione dei principi di non discriminazione ed eguaglianza di opportunità alle persone con disabilità, spesso dimenticate nella trasposizione delle Convenzioni ONU all’interno delle politiche e delle legislazioni nazionali.
Un articolato complesso, quello della nuova Convenzione dei Diritti delle Persone con Disabilità, che ha richiesto otto sessioni di lavori del Comitato Ad Hoc. Con grande volontà di tutte le delegazioni degli Stati membri, si sono superati i punti più delicati nel testo, tra culture, tradizioni e legislazioni radicalmente diverse, e qualche punto di compromesso ha sicuramente scontentato alcune delegazioni sia degli Stati membri che della società civile.
Nella Convenzione si intende rivendicare i principi della non discriminazione e dell’egualizzazione delle opportunità, individuare gli obiettivi di mainstreaming delle politiche, dell’universal design nelle progettazioni, del superamento di qualsiasi politica di segregazione e di istituzionalizzazione, costruire e sviluppare linguaggi e culture capaci di costruire società inclusive, che offrano a tutte le diversità umane la possibilità di essere tutelate e valorizzate, e di contribuire ad uno sviluppo inclusivo basato sulla pace e la giustizia sociale, valori che parlano a tutti i popoli del mondo.
Un’emozionante standing ovation di tutte le delegazioni dei Paesi membri e della società civile ha accolto la deliberazione finale del Comitato Ad Hoc, attraverso le parole “so it is decided” pronunciate dallo straordinario presidente del Comitato, Don MacKay: è il 25 agosto 2006 ed al Palazzo di Vetro, sede delle Nazioni Unite, è stata approvata la prima Convenzione Internazionale dei Diritti delle Persone con Disabilità.
“Arrivando all’aula 3 delle Nazioni Unite - che ha ospitato l’ultima parte dei lavori del Comitato Ad Hoc - si respirava aria di momento storico”, ha dichiarato il presidente dell’Assemblea Generale dell’ONU Jan Eliasson. “Quando le nazioni decidono di tutelare i più vulnerabili tra i deboli, si contribuisce alla pace nel mondo, specie in un momento così difficile”.
“Ciò che abbiamo fatto con la Convenzione - aveva dichiarato in chiusura dei lavori Don MacKay, è stato di esporre chiaramente delle regole, indirizzate ai governi dei vari Paesi, affinché questi rendano effettivi i diritti che le persone con disabilità già hanno, ma di cui non possono godere”.
Giampiero Griffo, del Consiglio Nazionale sulla Disabilità, e Pietro Vittorio Barbieri, presidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), hanno preso parte in qualità di advisor alla delegazione del Governo Italiano, coordinata dal consigliere Stefano Gatti con il consulente Urbano Stenta.
“650 milioni di persone con disabilità da oggi sono più tutelate nei loro diritti - ha dichiarato Griffo - e questa Convenzione entra di diritto tra gli otto documenti di legislazione internazionale più importanti sui diritti fondamentali dell’uomo. Era ora!”.
“Ora ci sentiamo cittadini del mondo!”, ha affermato dal canto suo Barbieri. “Passo dopo passo, sessione dopo sessione, abbiamo conquistato i nostri diritti seguendo il principio nulla su di noi senza di noi, esortando la delegazione italiana e attraverso di essa le posizioni dell’Unione Europea. Abbiamo combattuto e abbiamo mediato. Ora ci aspettiamo che il Governo Italiano dia seguito agli impegni internazionali attraverso una rivisitazione delle leggi e delle politiche attive, ma anche un conseguente impegno a livello internazionale negli organismi preposti e nella cooperazione fulcro della politica estera”.
Molto significativo anche il commento di Venus Ilagan, filippina e persona con disabilità, presidente di Disabled Peoples’ International (DPI), l’organizzazione internazionale che opera in 135 Paesi: “All’inizio delle negoziazioni, come DPI abbiamo esposto chiaramente che dal nostro punto di vista non c’erano diritti umani che le persone con disabilità non dovessero reclamare. La bozza dello strumento approvato riconosce i nostri diritti all’interno del panorama dei diritti umani delle Nazioni Unite e in questo modo si tratta di una vittoria enorme per tutti noi. Il nuovo trattato, quindi, avrà per noi un immenso valore per proseguire lungo il percorso della piena realizzazione dei nostri diritti!”.
In linea con queste considerazioni anche Yannis Vardakastanis, presidente dell’EDF (European Disability Forum), organizzazione ombrello che rappresenta circa 50 milioni di persone con disabilità in Europa: la Convenzione costituisce già una sorta di pietra miliare che condurrà al rafforzamento significativo della tutela contro la discriminazione nel mondo intero.
Ultimo, ma non ultimo, Kofi Annan, segretario generale delle Nazioni Unite che in una specifica nota ha dichiarato di ritenere che “le persone con disabilità non abbiano ricevuto, fino ad oggi, una protezione adeguata e auspica che questa Convenzione, benché molto in ritardo, segni l’inizio di una nuova era in cui esse avranno esattamente gli stessi diritti e opportunità di chiunque altro”.
Annan si spinge oltre esortando tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite a ratificare la Convenzione e ad assicurare la sua messa in pratica nei tempi più rapidi possibili.
Ci associamo alle raccomandazioni di Kofi Annan affinché non si tratti di un’altra enunciazione di principio. La nuova Convenzione, infatti, ora attende solo la “scontata” approvazione finale dell’Assemblea Generale e il successivo recepimento da parte degli Stati membri. Per passare dal recepimento alla effettiva attuazione saranno necessari impegni politici, economici e organizzativi di ogni singolo Stato oltre ad un ineludibile mutamento culturale.
Ciò che è certo è che le associazioni delle persone con disabilità avranno ora un’arma in più da utilizzare nelle loro azioni di promozione e rivendicazione.
Si ringraziano Claudio Giovinazzo (foto e supporto alla traduzione), Giampiero Griffo (Consiglio Nazionale sulla Disabilità) e Pietro Vittorio Barbieri (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap).
Numerosi resoconti, commenti, impressioni sono presenti in internet nel sito Superando.it (www.superando.it) che ha seguito i lavori dell’ottava sessione del Comitato Ad Hoc presso le Nazioni Unite grazie alle preziose corrispondenze di Giampiero Griffo, Pietro Vittorio Barbieri e Giuliano Giovinazzo.
Una rassegna ragionata delle azioni, dei programmi, delle risoluzioni e delle convenzioni delle Nazioni Unite è presente nel sito del Consiglio Nazionale sulla Disabilità (www.cnditalia.it). Da qui si possono effettuare ulteriori approfondimenti grazie ai link riportati e ai documenti pubblicati.
Nel sito è presente anche il testo provvisorio della bozza di Convenzione tradotto in italiano. Si tratta, lo sottolineiamo, di un testo provvisorio.