

di Francesco Fochi
Anche nel settore degli ausili la tecnologia è progredita negli ultimi anni. Innovazione significa non solo recepire ciò che la meccanica e l’elettronica di nuovo offrono, ma anche proporre ausili con un elevato grado di personalizzazione e capaci di “performance” fino a poco tempo fa impensabili. Questo si traduce in una maggior autonomia e, quindi, minori carichi assistenziali.
Dal 1997 esiste una normativa europea che classifica le carrozzine elettroniche in base al loro uso: “uso interno”, “uso interno ed esterno” e “uso interno e esterno con performance particolari” (codice ISO 12.10.084). Questi ausili, a seconda delle progressive caratteristiche tecniche, vengono suddivisi nei gruppi A, B e C.

Al gruppo A appartengono carrozzine progettate essenzialmente per un esclusivo uso interno, con ruote piccole, prive di sospensioni, luci e indicatori di direzione, adatte a muoversi su terreni completamente piatti e lisci, quali appunto il pavimento di un’abitazione (compatibili con una irregolarità massima del terreno di 1 cm). Sono in grado di affrontare una piccola soglia di 1,5 cm al massimo (quella tipica dei negozi o degli uffici con ingesso definito “a raso”) e percorrere in sicurezza una rampa con una pendenza massima di 3 gradi (o, più comunemente, del 5%).
Non hanno dispositivi che consentano il controllo della postura né, generalmente, una elettronica così sofisticata da consentire l’uso di input alternativi al joystick.
L’autonomia deve essere di almeno 15 km in condizioni di test (significa a velocità costante, temperatura costante di 20°, senza pendenze, e con il massimo carico previsto), solitamente assai diverse dalle condizioni d’uso reali quotidiane.
Insomma “sarebbero” (tra virgolette perché nella realtà non è mai cosi) carrozzine destinate all’esclusivo uso interno.
Al gruppo B invece appartengono carrozzine dotate di ruote più grandi, luci e frecce, sospensioni almeno su una coppia di ruote (posteriori o anteriori), possibilità di controllare la postura dal joystick (come vedremo in seguito con variazioni di assetto importanti quali il raggiungimento della completa verticalizzazione dell’utilizzatore o della postura completamente supina), possibilità di utilizzare input diversi dal joystick (vedremo più avanti di cosa si tratta), in grado di affrontare pendenze di almeno il 10% e un gradino di almeno 5 cm.
Le carrozzine elettroniche appartenenti a questa categoria dovranno pertanto avere caratteristiche costruttive tali da consentire così importanti variazioni del baricentro, e perciò una base d’appoggio un po’ più ampia delle carrozzine del gruppo precedente (di solito 3-4 cm in larghezza e 5-10 cm in profondità in più, ma comunque sempre nei limiti previsti dalla normativa tecnica internazionale, cioè non più profonde di 140 cm e non più larghe di 70 cm).

Al gruppo C appartengono carrozzine elettroniche che abbiano tutte le caratteristiche delle carrozzine del gruppo B e che in più possano offrire una serie di performance superiori nella guida in esterno: superare gradini di almeno 10 cm, affrontare pendenze superiori al 18% (di solito massimo 22%), avere batterie che consentano una percorrenza maggiore (35 km nelle condizioni indicate precedentemente) e, il più delle volte, consentire un velocità superiore ai 10 km/h.
Va inoltre osservato che più ci si sposta dalla categoria A verso la categoria C più è facile trovare carrozzine che offrano un elevato livello di assistenza, perciò maggiormente indicate per patologie di grado severo.
In Italia esiste uno strumento normativo (Decreto Ministeriale 332/1999) che disciplina l’erogazione di ausili, ortesi e protesi. Lo strumento è il cosiddetto Nomenclatore Tariffario che elenca peraltro tutti i dispositivi che possono essere erogati a carico del Servizio Sanitario Nazionale.
Purtroppo la classificazione proposta dal nostro Nomenclatore Tariffario appare superata sia per le definizioni, sia per i riferimenti tecnici a prodotti in larga misura obsoleti.
In rapporto a ciò che si è detto sulle elevate performance delle carrozzine elettroniche per uso prevalentemente esterno, varrebbe la pena anche interrogarsi sul perché nella nostra cultura fa ancora molta fatica ad affermarsi l’idea che un mezzo di questo tipo possa assumere una valenza “ludica” (chiaramente illustrata da alcune immagini in queste pagine) oltre che meramente “terapeutico-riabilitativa”: questo aspetto assume senz’altro un valore inestimabile quando ci troviamo di fronte ad un paziente in età evolutiva, ma anche in circostanze di grave patologia motoria acquisita in età adulta.

Il più delle volte la guida della carrozzina elettronica avviene tramite un dispositivo proporzionale detto joystick (o meno frequentemente leva di comando). Al joystick vengono affidate sia le funzioni di controllo della propulsione sia di controllo della direzione. Viene definito proporzionale perché funziona come un vero e proprio acceleratore: man mano che si aumenta l’inclinazione del joystick (e perciò la distanza dello stesso dalla posizione di riposo detta “zero”) si incrementa la velocità della carrozzina; questo per ciascuna delle infinite direzioni a 360° in cui il joystick può funzionare.
L’arresto è rappresentato dal rilascio del joystick, circostanza in cui i freni elettromagnetici entrano immediatamente in funzione.
Oggigiorno, fortunatamente, tutti i joystick offrono la possibilità di essere configurati in maniera del tutto specifica in relazione alle esigenze e alle abilità di chi li utilizza: si possono infatti impostare le singole accelerazioni nelle quattro direzioni, le singole velocità massime, i singoli tempi di arresto. Tutto ciò riportato singolarmente anche per ogni programma di guida (detti comunemente “marce”). È a tutti evidente che le esigenze di un giocatore di hockey in carrozzina sono ben diverse, ad esempio, da quelle di un anziano, pur utilizzando - perché no? - la stessa carrozzina.
Affronteremo prossimamente il tema della guida da input diversi dal joystick tradizionale, operazione possibile solo con elettroniche dette di fascia alta, sia per prestazioni che per costo.

Nelle carrozzine elettroniche progettate per l’autonomia della persona disabile (intesa anche come estrema facilitazione dell’assistenza da parte di “care giver”) sono possibili una serie di controlli elettronici di ogni singolo distretto corporeo, comprese “macro funzioni” che altro non sono che la complessa armonizzazione dei movimenti di più distretti.
È pertanto possibile decidere autonomamente quanto reclinare lo schienale, quanto “basculare” tutto il sistema (e cioè reclinare posteriormente sia lo schienale che il sedile della carrozzina contemporaneamente, lasciando inalterato l’angolo di flessione dell’anca), quanto flettere o estendere le ginocchia (o ogni ginocchio singolarmente), oppure far sì che queste funzioni siano associate ad un singolo comando: con un semplice gesto si ha la possibilità di passare dalla posizione seduta (con qualsiasi angolo) alla posizione completamente supina (cioè reclinare completamente lo schienale estendendo contemporaneamente le ginocchia) e viceversa, oppure da qui andare in posizione completamente eretta, anche senza ripassare dalla posizione intermedia seduta.
Evidentemente quelle che ora definiamo posizione eretta, posizione supina e posizione seduta sono semplificazioni per aiutare chi legge a rappresentarsi mentalmente uno schema di tali posizioni: nella realtà è possibile personalizzare ciascuna di queste a seconda delle reali condizioni del singolo paziente.
Sappiamo perfettamente infatti che anche una variazione di pochissimi gradi per ciò che riguarda l’estensione del ginocchio o la flessione dell’anca possono determinare, ad esempio, la possibilità o meno di raggiungere la posizione verticale. I dispositivi sopra descritti offrono la possibilità di variare anche di pochissimi gradi la posizione di ogni singolo distretto indipendentemente dall’altro.
Tutto ciò deve poter essere eseguito direttamente dall’utente che sia in grado di gestire la carrozzina, tramite lo stesso comando utilizzato per muoversi nello spazio e, come vedremo più avanti, anche per gestire l’ambiente che ci circonda.
Nel caso in cui l’utente non sia in grado di gestire in alcun modo la carrozzina, queste variazioni posturali importanti potranno essere eseguite da un accompagnatore con il solo sforzo (dopo aver adeguatamente personalizzato la carrozzina) di premere un pulsante. È pertanto semplice comprendere quale possa essere il risparmio reale in termini di carico assistenziale a fronte di una spesa importante al momento dell’acquisto della carrozzina.
Spesso anche solo il poter sollevare l’altezza della seduta di una trentina di centimetri può consentire alla persona in carrozzina la possibilità di relazionarsi faccia a faccia con il proprio interlocutore; prerequisito scontato nella relazione tra persone “deambulanti”, un po’ meno per chi vive in carrozzina.