

di Francesco Smerghetto
Ricercatori statunitensi hanno sviluppato una speciale ortesi motorizzata pensata soprattutto per quelle persone con distrofia muscolare che non abbiano l’uso degli arti superiori. Controllato tramite un joystick, l’ausilio permette di compiere autonomamente alcune fondamentali attività quotidiane. Il dispositivo, che si rivela anche poco invasivo esteticamente, potrebbe essere brevettato e commercializzato in tempi abbastanza brevi.

La compromissione della mobilità degli arti superiori e della manualità può essere più o meno severa nelle varie forme di distrofia muscolare.
In molti casi le mani conservano mobilità e forza residue soddisfacenti ma non vengono assecondate dalla parte superiore del braccio, che risulta praticamente immobilizzata. Può capitare che, ad esempio, la persona sia in grado di utilizzare la tastiera di un computer ma non riesca a posizionare autonomamente le mani sul piano su cui la tastiera poggia.
Nel lontano 1989 un gruppo di studenti del Worcester Polytechnic Institute (www.wpi.edu) di Canton, nel Massachusetts, iniziò a pensare ad un ausilio che potesse realmente aiutare le persone distrofiche a riacquistare, seppure solo parzialmente, l’uso degli arti superiori.
La ricerca, coordinata dal professor Allen Hoffman, docente di ingegneria meccanica presso l’istituto, portò alla progettazione di una particolare ortesi motorizzata da applicare al braccio per eseguire movimenti e quindi attività altrimenti impossibili.
Nel corso degli anni il dispositivo, chiamato Powered Arm, è stato sviluppato ed affinato, ovviamente tenendo conto anche delle indicazioni di persone distrofiche. Ora, a detta dei ricercatori, l’ausilio ha raggiunto la sua forma pressoché definitiva.
Come detto, il Powered Arm è essenzialmente una ortesi motorizzata che viene applicata al braccio per fornirgli la forza necessaria ad eseguire alcuni movimenti. In particolare permette la rotazione omerale, la flessione e l’estensione dell’avambraccio nonché la sua rotazione per posizionare la mano nella direzione desiderata. Questi movimenti sono controllati da un joystick che viene azionato con la mano che rimane libera.

Il dispositivo permette di afferrare e spostare oggetti pesanti fino a 1.300 grammi. Non è poco se si considera che questo significa poter comunque compiere autonomamente un discreto numero di piccoli ma importanti gesti quotidiani come, ad esempio, lavarsi i denti o mangiare. Azioni che, a quanto sembra, con questo ausilio verrebbero portate a termine in un tempo ragionevole.
Il fatto di riuscire ad eseguire certe attività letteralmente con le proprie mani e non con un apparecchio estraneo, come un braccio robotizzato, aggiunge poi ai vantaggi in termini di indipendenza anche una certa gratificazione, il che può avere anche una ulteriore funzione terapeutica.
Il dispositivo è inoltre poco ingombrante ed appare leggero da un punto di vista estetico; anche per questo potrebbe rivelarsi un’ottima alternativa ad altri ausili con simili funzioni attualmente in commercio.
La bontà del progetto Powered Arm è stata riconosciuta recentemente dallo stesso Worcester Polytechnic Institute che ha destinato al professor Hoffman ed al suo gruppo i 25.000 dollari del Kalenian Award, premio nato per promuovere l’innovazione e lo spirito d’impresa tra gli studenti.
La somma verrà utilizzata per approfondire ulteriormente la ricerca ma anche - visto che già ora il prototipo è perfettamente funzionante - per brevettare l’ausilio ed avviare il processo di commercializzazione.
Un ausilio con funzionalità simili a quelle dell’ortesi presentata in questo articolo viene commercializzato in Italia dalla Galileo Ausili Ortopedici di Reggio Emilia.
Il braccio elettronico Armon viene montato sulla carrozzina e, agganciato all’avambraccio della persona, grazie ad un sistema di compensazione del peso permette all’arto di “galleggiare”: in questo modo la forza muscolare residua, anche se minima, può bastare ad eseguire molti dei movimenti necessari alle attività quotidiane più comuni.
A seconda del tipo di azione da svolgere è possibile regolare, tramite una pulsantiera, l’intensità della compensazione e la forza che si vuole imprimere al braccio. Per adattarsi al meglio alla corporatura dell’utente, l’ausilio è disponibile in due “taglie” di telaio ed è dotato di supporto per l’avambraccio regolabile.
Per maggiori informazioni: tel. 0522.551399,
email: galileo@progettiamoautonomia.it sito web: www.galileoausili.it