

a cura di Carlo Giacobini
Se n’è accorta anche l’UEFA che esistono persone con disabilità che sanno cos’è un pallone e soprattutto lo sanno colpire per passarlo ad un compagno o infilarlo in rete. Un fenomeno quello del calcio dilettantistico che si sta espandendo sempre più, al pari di altri sport, fra le persone disabili.
Il calcio non è solo un tormentone domenicale o nei mercoledì di coppa, né vandalismo da stadio, né lunghe chiacchierate da bar in cui tutti si improvvisano allenatori. È anche il piacere di una partitella giocata in un campetto spelacchiato o agonismo praticato ai livelli più diversi. Per alcune persone con disabilità è qualcosa di più: rappresenta la possibilità di esprimersi e consolidare relazioni umane in campo e in spogliatoio.
All’estero, un esempio nella vicina Svizzera, esistono campionati veri e propri. L’attenzione è in particolare rivolta alle persone con disabilità intellettiva e ai non vedenti. In Italia si gioca molto a calcio, in modo estemporaneo e magari molto piacevole, ma senza che ci sia una consolidata struttura di piccoli campionati o di momenti di confronto. Ma le esperienze stanno crescendo proprio grazie alla capacità aggregante e “normalizzante” del calcio.
Se n’è accorta anche l’UEFA di questa nuova realtà e se ne sta avvicinando – dobbiamo dirlo – con umiltà e attenzione.
Recentemente si è riunito a Leverkusen, in Germania, uno specifico gruppo di lavoro con due specifici obiettivi: individuazione di dieci punti per supportare le federazioni nazionali nel favorire la crescita del calcio tra i disabili e l’organizzazione di un corso di sostegno UEFA per calciatori disabili.
Il piano prevede inoltre un percorso di avvicinamento al calcio per non udenti, non vedenti, ipovedenti, e persone con disabilità intellettiva. L’obiettivo finale è piuttosto semplice: permettere ai calciatori disabili di divertirsi e sfruttare fino in fondo il loro potenziale.
Chiaramente l’UEFA tenterà di unificare a livello nazionale le attività calcistiche per i disabili, creando contatti con le varie organizzazioni sportive ad essi dedicate.
L’UEFA si doterà inoltre di un panel di esperti di calcio per disabili, che fungerà da raccordo con le federazioni nazionali per favorire la nascita di gruppi di lavoro a livello nazionale. Lo scopo sarà quello di collaborare con associazioni per disabili, club e organismi locali per la creazione di manifestazioni dedicate e tornei.
Nelle ipotesi dell’UEFA un ruolo importante gioca la formazione degli organizzatori e degli allenatori. Si prevede un corso d’apprendimento, accessibile attraverso il sito www.uefa.com, che dovrebbe rappresentare un passo avanti per la diffusione dell’iniziativa e la crescita dell’intero movimento.
I principali argomenti proposti per il corso saranno: la comprensione del tipo di disabilità e il suo impatto sull’attività sportiva, l’adattamento delle pratiche di allenamento alle varie forme di inabilità, l’ottimizzazione di risorse ed opportunità, la sicurezza e tutela dei minori.
Il corso, almeno nelle sue fasi iniziali, sarà in lingua inglese ed i partecipanti potranno ottenere l’iscrizione tramite il sito www.uefa.com. Questo progetto faciliterà la creazione di un database degli allenatori impegnati nel lavoro con i disabili, oltre a facilitare i contatti tra gli stessi tecnici.
Mentre l’UEFA si organizza, possiamo continuare a giocare a calcio, ad organizzare partite senza pretese, godendo della gioia di tirare calci ad un pallone, rinunciando per ora a tesserini e divise. Poi con tempo si vedrà.