


Da nove anni entriamo, con la nostra rivista, nelle case di migliaia di persone. Sei numeri l’anno, 22 mila copie a botta. Abbiamo sudato sull’impaginazione di circa 3.000 fogli. Abbiamo pubblicato oltre 500 articoli, affrontato gli argomenti più disparati, ma sempre legati all’autonomia, alle opportunità e ai diritti delle persone con disabilità.
Una faticaccia cane, ripagata da tanti apprezzamenti, ma anche dalla consapevolezza di avere fatto infuriare “chi di dovere”.
Abbiamo evitato piagnistei, sbrodolature, ridondanze. Abbiamo preferito garantire spazio alle soluzioni, cercare le risposte alle domande più disparate, proporre il positivo senza voler confermare quell’immagine edulcorata e romantica della disabilità, quella felicità della propria diversità che ad alcuni farebbe piacere perché pone meno interrogativi, meno sfide, perché è meno fastidiosa. Abbiamo comunque stigmatizzato ciò che non ci piace ed enfatizzato ciò che apprezziamo, suscitando dibattito e opposte reazioni.
Sappiamo di essere stati un punto di riferimento per molte persone. Sappiamo che dalle nostre colonne molti Lettori hanno appreso notizie e informazioni che hanno inciso sulla loro qualità della vita. Tutto questo con i nostri articoli e anche con le informazioni commerciali (leggi pure pubblicità) che abbiamo pubblicato e che ci aiutano a pagare il conto della rivista.
È una bella sfida, anche imprenditoriale, infatti, stampare un giornale che non gode di nessun contributo pubblico, di nessun aiuto a fondo perduto, di nessun supporto economico di associazioni, sindacati, patronati… Che non è nei circuiti della grande editoria. Solo pubblicità, raccolta da noi, e abbonamenti.
È un’altra peculiarità che ci rende unici (nel bene e nel male): non esiste alcuna rivista con le nostre caratteristiche. Nessuno ancora si arrischia ad investire – economicamente – in questo settore, lanciandosi nell’editare una rivista completamente slegata da associazioni o finanziamenti pubblici. Noi questo rischio ce lo siamo assunti nove anni fa e siamo ancora a galla. Non sguazziamo nell’oro, non sperperiamo, facciamo economie, ma riusciamo, cascasse il mondo, a postalizzare 6 numeri l’anno, qualche volta anche 7. Con il vostro dimostrato e apprezzato gradimento che ci fa resistere anche quando i nostri bilanci virano momentaneamente sul rosso.
Ma non siamo ancora contenti, perché si può fare di meglio e di più. Perché si può dimostrare, in modo ancora più evidente, che questo “mondo” ha degli indotti impensabili e insondati. Ché ci si può occupare della disabilità senza fare riviste da handicappati, pubblicazioni che possano essere sfogliate da chiunque senza nasi arricciati o commiserata benevolenza: “È la rivista di quei poveretti…”.
Con queste sfide in testa non ci siamo voluti appiattire in una comoda consuetudine, ma abbiamo voluto – ancora una volta – cambiare, rischiando, ancora e ancora, per qualcosa di meglio, per qualcosa di più.
Nuova impaginazione, con una qualità più avanzata, più gradevole da leggere e da sfogliare. Nessun effetto speciale per mascherare lacune o vuoti: i contenuti li troverete più ampi che mai.
Abbiamo adottato un taglio diverso, più mosso, con interventi più brevi e legati ad aspetti ancora più pratici, ancora più aderenti alla stringente quotidianità, riservandoci comunque opportunità di approfondimento… il resto lo vedete nelle pagine successive.
Con un filo di utopica pazzia e di visionaria convinzione, abbiamo corso l’unico rischio che ci preoccupi davvero: che la rivista non sia gradita ai Lettori.
Ma questo lo diranno il tempo e le vostre opinioni. Buona lettura.
Carlo Giacobini

Sfogliando questo numero di Mobilità, i Lettori noteranno alcuni cambiamenti, frutto di una operazione di rinnovamento che ha interessato i contenuti e, ancora di più, la grafica ed il layout della rivista.
Anche la copertina cambia. Per le foto di apertura ci siamo affidati a Christopher Voelker, fotografo conosciuto negli Stati Uniti per la forza espressiva e l’eleganza delle sue opere e per aver lavorato in diverse occasioni con personaggi dello spettacolo e non solo. Christopher, inoltre, ha collaborato con altre importanti riviste del settore, conosce la disabilità e sa ritrarla in un modo non convenzionale che ha immediatamente catturato il nostro interesse.
Chi volesse approfondire la conoscenza di questo nostro nuovo collaboratore e delle sue opere può visitare il sito www.voelkerstudio.com