

di Maria Cristina Coccoluto
Che moltissimi siti web non fossero accessibili ne avevamo già la percezione. Ma ora ce lo conferma anche una autorevole ricerca internazionale.

La maggior parte dei principali siti web nel mondo non sono in grado di soddisfare i basilari standard di accessibilità per le persone con disabilità. Una recentissima ricerca ha rilevato come ben il 97% dei siti esaminati non raggiunga nemmeno i livelli minimi di accessibilità previsti da standard internazionali ormai noti e validati. La relazione è stata commissionata dalle Nazioni Unite all’Agenzia dell’accessibilità Nomensa.
Nel quadro della e-accessibilità – cioè dell’accessibilità degli strumenti informatici – Nomensa ha testato i siti web principali in cinque differenti settori nell’ambito di 20 Paesi: i siti che hanno raggiunto gli standard minimi sono pochissimi.
A titolo di esempio, per raggiungere gli standard minimi internazionali – previsti dalle Linee guida dell’accessibilità del contenuto del web (WCAG) – i siti dovrebbero fornire adeguate descrizioni testuali per il contenuto grafico in modo che le persone con problemi di vista possano “leggere” le immagini. È il noto testo alternativo che compare quando il mouse passa sopra un’immagine. Il 93% dei siti esaminati non risponde nemmeno a questo requisito semplicissimo da realizzare.
Ma le difficoltà sono anche di altra natura: il 73% dei siti non soddisfa i requisiti a causa dell’uso di Java o Javascript per alcune funzioni del sito internet. Java non funziona con alcuni lettori di schermo utilizzati da coloro che hanno problemi di vista.
Il 97% non consente all’utente di ridimensionare le pagine web, causando problemi ai subvedenti che incontrano problemi ulteriori a causa del poco contrasto utilizzato (78% dei casi esaminati). E infine i pop-up, cioè le “finestre volanti” che si aprono in alcuni siti, sono la causa di conflitti con alcuni screen reader.
C’è poi un problema più generale di progettazione delle pagine HTML (quelle che vediamo in internet). Esistono codici codificati cui gli sviluppatori si dovrebbe attenere. Questo non accade, causando problemi di compatibilità che hanno una pesante ricaduta anche sull’accessibilità.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che vi siano circa 600 milioni di persone disabili nel mondo, che rappresentano circa il 10 per cento della popolazione mondiale. Di questi, circa l’80 per cento si ritiene viva nei Paesi in via di sviluppo. I Paesi passati in rivista da Nomensa sono Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cile, Cina, Emirati Arabi Uniti, Francia, Germania, Giappone, India, Kenya, Marocco, Messico, Regno Unito, Repubblica Sudafricana, Russia, Singapore, Spagna, Stati Uniti.
Nel nostro Paese la Legge 9 gennaio 2004, n. 4 – nota anche come “Legge Stanca” dal nome del Ministro che l’ha proposta – introduce alcune importanti disposizioni per favorire l’accessibilità degli strumenti informatici, internet incluso, anche da parte delle persone con disabilità. Un esempio: tutti i siti delle Pubbliche Amministrazioni devono rispettare gli standard internazionali di accessibilità.
Soggetto particolarmente attento a questi aspetti è il CNIPA, Centro Nazionale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione.
Per approfondimenti si suggerisce la consultazione del sito Pubbliaccesso, realizzato e mantenuto dal CNIPA, all’indirizzo www.pubbliaccesso.it