Mobilità Sommario numero 50 - 2007


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Cinema e letteratura

Storie straordinarie

di Antonio Tripodi

In questo numero accostiamo un film cult, Freaks, al romanzo Storia di un amore straordinario: due opere, pur distanti tra di loro e nel tempo, che colgono una straordinaria umanità.

Il film

una immagine del film Freaks

Freaks (USA 1932), regia di Tod Browning, con Wallace Ford, Olga Baclanova, Leila Hyams, Harry Earles, Roscoe Ates, Henry Victor.

Il film è ambientato in un circo in cui lavora, assieme ai “normali”, una vasta schiera di “mostri”, i “freaks”. Uomini e donne che, per la loro diversità, il pregiudizio sociale ha trasformato in “oggetti da palcoscenico”.

Nella contiguità, in cui normalità e diversità si toccano senza capirsi, il nano Hans si innamora della trapezista, la bellissima Cleopatra che, però, vuole approfittare dell’ingenuità di Hans per appropriarsi della di lui fortuna ricevuta in eredità.

Cleopatra, dunque, escogita, con la complicità del forzuto Hercules, il suo vero amante, il piano di sposare Hans per poi farlo morire avvelenandolo lentamente. Durante il banchetto nuziale, in una sequenza che passerà alla storia del cinema, Cleopatra esce allo scoperto deridendo il povero Hans e tutta la comunità dei deformi. Il tentativo di Cleopatra di uccidere Hans, però, sarà sventato dai freaks che puniranno crudelmente la trapezista mozzandole le gambe e trasformando anch’essa in un fenomeno da baraccone, dove sarà presentata come la “donna gallina”.

L’invito dunque della comunità di freaks, offerto nel corso del banchetto nuziale (“la accogliamo, la accogliamo, la accogliamo è una di noi”), superbamente ripudiato da Cleopatra, assume, in conclusione del film, il tono di una sarcastica profezia. Così come la frase di Hans, lanciata contro Cleopatra ed Hercules, “Vi odio. Schifosi! Mostri!”, assume una sua tragica verità, dal momento che svela chi sono veramente i mostri del film.

Tod Browning con questa opera affronta coraggiosamente il tema della diversità in ampio anticipo sui tempi, utilizzando la chiave di un paradosso, purtroppo non lontano dalla realtà dei circhi dell’epoca.

Nelle riprese il regista non si serve di trucchi o effetti cinematografici ma di attori veri che, a prima vista, si presentano come i peggiori degli incubi in cui l’idea di normalità si può imbattere. Abbiamo così le sorelle siamesi, l’uomo torso, la donna testa-di-spillo e così via. Il regista non indugia mai nel tentativo di provocare pietà, compiacimento o orrore. La sua linea cinematografica è estremamente realistica e sobria ma proprio per questo provoca nello spettatore un turbamento ancora maggiore.

Il film era veramente in anticipo sui tempi. Pare che una prima versione sia stata pesantemente censurata e quindi rivista. Ma nonostante questo anche la versione ufficiale (che dura poco più di un’ora) provocò un violento ostracismo negli Stati Uniti e all’estero: rinnegata dalla Metro-Goldwyn-Mayer, fu vietata in Gran Bretagna per circa mezzo secolo.

Il libro

la copertina del libro

Storia di un amore straordinario, di Carl-Johan Vallgren. Longanesi, Milano 2005. Pagine 389. Euro 16,50. ISBN 88 3042 148 0.

Nel 1813, a Kønigsberg, nascono, nello stesso giorno, nel bordello più elegante della città, due bambini: Henriette ed Hercule. Henriette è una normale, bellissima bambina. Hercule, invece, presenta delle malformazioni che fanno dubitare della sua stessa sopravvivenza. Infatti è privo delle braccia e non ha canale uditivo, inoltre è affetto da nanismo, il volto è deturpato e tutto il corpo è ricoperto da una fitta peluria.

Ciononostante riesce a superare brillantemente i suoi handicap. Addirittura dimostra qualche dote in più rispetto ai normali. Infatti riesce a leggere nella mente degli altri e a comunicare con la forza del pensiero. Fra i due bambini, così diversi, sorge uno strettissimo legame che, divenuti più adulti, si trasformerà in amore. Un amore talmente forte e straordinario che supererà tutti gli ostacoli frapposti dal destino e che neanche la morte della donna riuscirà a sconfiggere.

Afferma l’autore con decisione: «Volevo scrivere un romanzo d’amore di ispirazione romantica, un romanzo sul “missing sense”, sulla perdita dell’udito compensato da altri sensi. Mi sembrava mancare una storia di questo tipo. Avevo in mente i romanzi di Stendhal. Hercule non è un mostro, i mostri non esistono. Esiste e conta il modo in cui le persone percepiscono la realtà, vedono le cose. Odio la maggioranza che vuol imporre la norma. La normalità non esiste. L’handicap è una costruzione dell’umanità fascista».

Al di là delle nobili intenzioni dell’autore, quel che ne viene fuori è un romanzo gotico, ricco di intrecci, ma non altrettanto di contenuti. L’autore si affida alla tradizione del romanzo di appendice francese, in particolare Victor Hugo, per narrare una vicenda che senz’altro appassiona ma non riesce a cogliere appieno, proprio a causa del profilo fiabesco e irreale che assume il protagonista, i temi della diversità e della disabilità.

La vicenda narrata è inoltre condita da riferimenti a società sotterranee e a segreti del Vaticano che possono anche appassionare il lettore poco esigente, ma che risultano abbastanza noiosi al lettore più attento, considerato anche il largo uso che ne ha fatto Dan Brown ne Il Codice Da Vinci.

Anche il tentativo di collegare la vicenda di Hercule alla storia della popolazione dell’isola di Martha’s Vineyard (Massachusetts), non è propriamente indovinato. A Martha’s Vineyard fino al 1950 esistette realmente una comunità di sordi perfettamente inserita nella società, per il fatto che in quel luogo tutti conoscevano e usavano la lingua dei segni.

Questo fatto storico però, che doveva essere la cornice del romanzo, non si incastra precisamente nel contesto, tanto da far apparire l’intera citazione storica del tutto posticcia e pretestuosa.