Mobilità Sommario numero 51 - 2007


Visita anche :

Itinerari enogastronomici

Transumanza enogastronomica

di Roberto Vitali

Paesaggi, vini e formaggi tipici italiani. Facciamo tappa in Molise.

Transumanza su un tratturo molisano
Transumanza su un tratturo molisano

Il Molise è la terra dei tratturi: assieme all’Abruzzo, alla Basilicata, alla Campania e alla Puglia, conserva ancora queste lunghe “autostrade erbose” per le greggi che transumavano ai primi freddi verso la Puglia, per ritornare con il tepore primaverile nell’amata terra, dopo mesi di lontananza. Segnalati su tutto il territorio, i tratturi appartengono oggi al demanio pubblico e sono tutelati come bene archeologico.

Il Molise è anche terra di tradizioni dove l’attaccamento alla terra è molto forte. La coltivazione e trasformazione dei prodotti si basano ancora sui metodi tradizionali tramandati da generazioni, anche nelle aziende che producono per il mercato nazionale ed estero. Non mancano poi le feste ed i riti popolari durante tutti i periodi dell’anno.

Il percorso

Cercando informazioni per pianificare questo viaggio ho scoperto che ben pochi sono i siti, istituzionali e non, utili allo scopo. Quindi un viaggio completamente all’avventura, senza avere una meta precisa e cercando di scoprire cosa offre il territorio. Insomma, mi sono affidato al mio naso e alla mia curiosità.

Il percorso che vi segnalo si snoda attraverso i due tratturi più lunghi d’Italia: il Regio Tratturo l’Aquila-Foggia (244 km), chiamato anche Tratturo del Re, e il Regio Tratturo Celano-Foggia, (220 km), che ci porta dalla montagna al mare, in località Guglionesi.

Lasciate la A14 a Val di Sangro, proseguite in direzione del Lago di Bomba, attraversate Giuliopoli, Rosello e ad un tratto vi troverete di fronte un colle, sopra il quale si erge Agnone con i suoi 14 campanili. Siamo nella vallata del Sangro, nell’Alto Molise, terra di storia e tradizioni millenarie.

Come nascono le campane

Ad Agnone ha sede la Pontificia Fonderia di Campane Marinelli. Il museo della fonderia si trova in una traversa della strada principale del paese, ma non contate su troppe indicazioni per raggiungerla. Meglio fermarsi a chiedere alla gente del posto. Si può parcheggiare all’interno, l’entrata è in salita e un gradino all’ingresso non facilita di certo le cose.

La visita è preceduta da un video che illustra la tecnica di costruzione delle campane. Ma lo sapevate che servono almeno 3 mesi per la realizzazione di una campana di medie dimensioni? Queste si fanno ancora tutte a mano! Costruire una campana è una operazione complessa che richiede capacità artigiane e conoscenze che sono datate di centinaia d’anni. Lo dimostra la presenza di un pezzo come la “Campana dell’Anno Mille”, trovata sotto una torre campanaria ad Atri (TE) ed esposta nel museo.

Il museo vero e proprio si trova al piano superiore al quale si accede con l’ascensore; il percorso interno prevede poi un passaggio abbastanza difficile con una rampa con una serie di piccoli gradini in legno e dotata di mancorrente. Il passaggio è obbligato per poter accedere alla parte più interessante dell’esposizione. Purtroppo i bagni non sono molto accessibili.

La Pontificia Fonderia di Campane Marinelli
La Pontificia Fonderia di
Campane Marinelli

Segue poi una visita alla fonderia dove nei fossi di colata vengono realizzate l’“anima”, la sagoma che corrisponde all’interno della campana, la “falsa campana”, dove vengono realizzati i fregi e le incisioni in cera, e infine il “mantello” che poi ospiterà, una volta liberato dalla falsa campana, la colata di fusione a 1200 gradi. Il metallo è composto da 78 parti di rame e 22 di stagno [l’Autore, forse già affamato, dimentica che questa lega si chiama bronzo, NdR].

Una volta raffreddata, la campana viene estratta dal fosso di colata e ripulita; infine viene applicato il battaglio che consentirà il collaudo musicale.

La nota dipende dal rapporto tra diametro e altezza della campana. Tutto quanto è stato codificato fin dal 1664 da un trattato di Gerolamo Maggi, il “De Tintinnabulis”, testo al quale ancora oggi si fa riferimento per la costruzione delle campane e che potrete trovare esposto presso il museo.

Alla fine della vostra visita alla fonderia non mancherà una esibizione musicale del maestro campanaro. Dimenticavo: sembra porti fortuna, sicuramente a chi le vende, l’acquisto di una campanella alla fine della visita, ne troverete di tutte le dimensioni e per tutti i gusti.

Il vino e il formaggio

Passiamo ora alle specialità enogastronomiche di questi luoghi. Tra i vini va segnalata la Tintilia, vitigno autoctono molisano intimamente collegato alla storia e alla tradizione della civiltà contadina. Introdotto molto probabilmente nella seconda metà del Settecento dai Borbone, il suo nome deriva dall’iberico “tinto”, ossia rosso; è infatti un vino dal colore rosso scuro.

Il vitigno, che alla fine dell’800 era senza dubbio la varietà maggiormente coltivata in tutta la regione, è stato poi abbandonato in favore di varietà più produttive; riscoperto, da poco più di una decina d’anni, grazie alla perseveranza di pochi agricoltori, supportati dall’Università degli Studi del Molise, oggi rappresenta una delle espressioni più autentiche dell’enologia molisana. Mal si adatta alla pianura, e infatti è coltivato a quote abbastanza elevate (da 250 metri slm in su).

Il Macchiarossa Molise Tintilia Doc delle Cantine Cipressi esprime tutta la sua fragranza in abbinamento con i primi piatti (pasta al ragù, ad esempio) ma anche con le carni rosse grigliate e salumi. Io però oggi voglio proporvelo in abbinamento con il Cacio Grandigno.

Il Cacio Grandigno, in dialetto “’r cacie randignie”, non è certo un formaggio di quelli che potete trovare fuori dal Molise. Non pensateci nemmeno. È fatto con latte crudo di pecora, viene stagionato per due mesi e ricoperto da un piccolo strato di muffa completamente commestibile. Di pasta dura appena preparato, avendo subito una grossolana rottura della cagliata, continua a fermentare, quindi più stagiona più diventa cremoso. Il nome Grandigno deriva dal chicco di mais (in questa zona veniva chiamato “grano dell’India”) inserito nella base del cestello che gli dà la forma.

Pontificia Fonderia di Campane Marinelli

Via Felice d’Onofrio, 14 – 86081 Agnone (IS) - Tel. e fax 0865.78235
email: info@campanemarinelli.com
sito web: www.campanemarinelli.com

È possibile effettuare visite guidate tutti i giorni (previo appuntamento per i gruppi). L’orario estivo è dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 18. Il costo del biglietto intero è di 4,50 euro, 2,50 per il ridotto.

Mangiare, bere e dormire

Ristorante Hotel Enoteca Ribo

Contrada Malecoste 7 – 86034 Guglionesi (CB)

Tel. e fax 0875.680655, email: info@ribomolise.it sito web: www.ribomolise.it

Ribo è una centrale del gusto completa: un ristorante dove il pesce la fa da padrone, ma non mancano le carni e la pasta fatta in casa; un’enoteca aperta solo di sera, dove potete gustare gli ottimi vini molisani in abbinamento con i salumi, i formaggi e le minestre di legumi; un hotel con 9 camere, di cui una accessibile. In verità tutte lo sono, tranne che per la presenza di box doccia con gradino. Da tutte le camere si può godere la vista del mare e, nelle giornate terse, potrete scorgere i contorni delle isole Tremiti. Il costo del pernottamento, oltre ad essere modesto, non è legato alla stagionalità. 

Dappertutto ci sono scivoli con pendenze variabili e nell’enoteca un bagno superaccessibile e sfizioso.

Ad accogliermi qui è stato Bobo, proprietario e cuoco, romagnolo d’origine ma che conosce il Molise e i suoi prodotti uno ad uno. Un personaggio singolare, verace e schietto.

È stato lui a farmi assaggiare la Tintilia e il Cacio Grandigno, oltre ad altre prelibatezze che anche voi potrete provare sotto la sua guida esperta. Non dimenticatevi di provare anche il Moro, formaggio prodotto dalla Azienda De Nigris con solo latte di bufala.

Non avendo avuto la possibilità di visitare le aziende che producono queste specialità, vi consiglio di passare da Ribo per la degustazione; l’accessibilità è garantita.

Dove acquistare i prodotti

Azienda Agricola Colavecchio

Contrada Selva, 20 – 86010 Castropignano (CB) - Tel. 0874.503495
email: az.colavecchio@libero.it sito web: www.geocities.com/carmelacolavecchio

L’Azienda Agricola Colavecchio conta su 240 pecore di cui cura il pascolo durante tutto il tempo dell’anno. La produzione viene fatta rigorosamente con latte aziendale. L’azienda fa parte del wwwOF (www.wwoof.it), una organizzazione mondiale che promuove la coltura biologica mediante il lavoro diretto in azienda.

 

Cantine Cipressi

Contrada Montagna – 86030 San Felice del Molise (CB) - Tel. e fax 0874. 874535
email: info@cantinecipressi.it sito web: www.cantinecipressi.it

Coltivata a circa 500 metri di altezza sul livello del mare, la Tintilia era già presente tra le coltivazioni della famiglia negli anni ’30 ma fu poi abbandonata a favore di altre estensioni più richieste dal mercato; nel 1998 ne sono stati nuovamente impiantati i ceppi riprendendo così questa pregiata produzione.

 

Azienda Agricola De Nigris

Contrada Cappella – 86010 San Giuliano del Sannio (CB) - Tel. 0874.791103
email: denigris@katamail.it sito web: www.aziendagricoladenigris.com

Presso l’Azienda Agricola De Nigris le bufale sono tenute al libero pascolo nei boschi aziendali. Per la produzione dell’ampia selezione dei formaggi (gocce di bufala, burrino, scamorza, caciocavallo bubalus, bufagella e moro) la famiglia De Nigris utilizza solo latte aziendale.

 

Caseificio Di Nucci

Area Artigianale Giovanni Paolo II, 8 – 86081 Agnone (IS) - Tel. 0865.77288
email: caseif.dinucci@tiscali.it sito web: www.caseificiodinucci.it

La famiglia Di Nucci si dedica alla produzione del formaggio fin dai primi del ’900. Franco ha sapientemente continuato la tradizione familiare di 10 generazioni di casari e ha fatto conquistare al suo caciocavallo importanti premi.