Mobilità Sommario numero 52 - 2007


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Le Grotte di Frasassi

di Roberto Vitali

Un diffuso pregiudizio fa immaginare le grotte come un ambiente assolutamente precluso alle persone con disabilità motoria. Alla prova dei fatti, anche questo è un luogo comune da sfatare.

Sala delle Candeline
Sala delle Candeline

Chi non ha sentito parlare delle Grotte di Frasassi? Così maestose che la loro sala più grande può contenere il Duomo di Milano! Scoperte nel 1971, sono aperte al pubblico fin dal 1974.

Entrare nelle grotte è un po’ come iniziare un “viaggio al centro della terra”. Chi da piccolo non ha sognato di farlo? Un immaginario alimentato da film di fantascienza che spesso hanno scelto come scenario proprio i più profondi meandri della terra.

La televisione offre spesso reportage di speleologi che si intrufolano in cunicoli, pertugi angusti dove per passare bisogna in primis essere magri (cosa che io assolutamente non sono) e poi estremamente agili, quasi dei lombrichi da terra, per riuscire a spostarsi in questo mondo.

Viene quindi spontaneo pensare che, per chi ha problemi motori, queste esperienze sotterranee siano precluse.

Rapida digressione: qualche tempo fa un amico si è trasferito nelle Marche per lavorare al Consorzio delle Grotte di Frasassi (Ancona) e mi ha più volte sollecitato a fargli visita nel suo nuovo luogo di lavoro.

Ho piacevolmente scoperto che il mio pregiudizio sulle grotte era sbagliato. Pensavo fossero solo piene di scale e pertugi in cui, inevitabilmente, non avrei potuto godere di nulla, nonostante la mia curiosità e voglia di visitare posti del genere.

Sorpresa! Non tutta la grotta è accessibile, e sicuramente quella che lo è non lo è in modo semplice. Ma molto, forse la parte più bella e affascinante, si può visitare. Partiamo dall’inizio e andiamo con ordine.

Come arrivare

Arriviamo facilmente a Genga, ingresso delle Grotte, seguendo le indicazioni stradali che troviamo fin dalla A14 (uscita Ancona Nord) e raggiungiamo la biglietteria.

Poi, per chi non riesce ad usufruire del servizio di navetta, è possibile raggiungere l’entrata delle Grotte e parcheggiare in uno dei tre posti riservati a fianco dell’entrata. La rampa che porta all’ingresso è veramente ripida e qui sarebbe utile poter disporre di uno scooter elettrico, come ormai spesso se ne trovano in zone dove la mobilità è così difficile.

Le Grotte

Le Grotte di Frasassi

L’entrata è coordinata per gruppi, in modo da tutelare il microclima interno: la temperatura è costante a 14 gradi. La pavimentazione è compatta, regolare e sempre bagnata (considerate che l’umidità è pari al 100%) ma la pavimentazione è antisdrucciolo.

Dopo aver percorso un lungo corridoio, circa 250 metri, si giunge all’ingresso della sala principale. Prendetevi il tempo che vi serve e godetevi lo spettacolo. Sì, perché è una sala di 180 metri di altezza per 120 metri di larghezza (come detto ci sta comodo comodo il Duomo di Milano).

Eppure non sembra. Qua sotto, infatti, si perde il senso dell’orientamento e della misura, dello spazio. Le pendenze del percorso sono notevoli, quindi dovete prepararvi alle difficoltà che, però, saranno tutte ripagate dai vostri sensi, vista e udito. Siete pregati di non toccare le stalattiti e le stalagmiti perché significa bloccarne lo sviluppo!

Per raggiungere la Sala dei 200 dovrete scendere due piccole rampe di 4 gradini ognuna con mancorrente. Qui è la musica la vera protagonista. La musica che nella grotta compongono ed eseguono artisti come il vento, l’acqua, i laghetti, gli scrosci, i gocciolii. Insomma una atmosfera irreale tra il dantesco e il fantascientifico. Sentirete i vostri sensi aprirsi.

Se scegliete per la visita giorni infrasettimanali, lo scarso afflusso di persone potrà consentirvi di godere in santa pace il concerto che tutti i giorni, 24 ore su 24, si esegue in questo posto.

Altre meraviglie

Se quando uscite dalle Grotte avete ancora voglia di qualcosa di stupendo, anche se non sarà facile sorprendervi, proseguite lungo la statale che percorre la gola e superate l’ingresso delle Grotte di circa un chilometro. Lasciandolo sulla destra, si arriva ad uno spiazzo dove è possibile parcheggiare e salire lungo un percorso pedonale. La salita è lunga 700 metri ed è ripida. L’accesso e delimitato da un cancelletto girevole e una sbarra impedisce l’accesso alle auto.

Il premio per questo ulteriore sforzo sono il Tempietto del Valadier e l’eremo di Santa Maria infra Saxa.

Il formaggio

E dopo questa interessante visita passiamo a degustare, come di consueto, un formaggio tipico della zona.

Divenir capraro: questa è la filosofia con cui Vittorio Beltrami, cultore dell’arte del far formaggio, ha dato vita al progetto “Capreria del Covo”. 100 capre, razza camosciata alpina, che vivono nella azienda agricola di famiglia “Il Covo dei Briganti”. Nella zona non vi sono più capre autoctone e questa razza si è ben adattata al territorio. Siamo a Ripalta di Cartoceto, nella provincia di Pesaro Urbino. Cartoceto è famoso per l’olio d’oliva che nel 1985 ha ottenuto la DOP (Denominazione di Origine Protetta).

I veri protagonisti del progetto di Beltrami sono gli animali e la campagna. Qui il rispetto degli animali e dei tempi della terra necessari ad affinare i sapori e ad invecchiare i prodotti sono sacrosanti. La mungitura avviene due volte al giorno e viene utilizzato solo latte a crudo.

Il formaggio che vi propongo è un caprino fresco, dal sapore leggermente acidulo, che ben si presta ad andare sulle tavole in qualsiasi stagione. Provatelo in compagnia di miele, spalmato sul pane, assieme ad un mazzetto di rucola. Ma ricordatevi che è buono, molto buono, anche da solo, magari seguito da un buon bicchiere di vino passito...

Ovviamente non è l’unico formaggio che qui si produce, ma se ne volete sapere di più dovete andare proprio in azienda, non pensate di trovare un sito internet con il catalogo dei prodotti. Un sito internet non potrebbe trasmettere la passione che tutta la famiglia mette in questo lavoro, né i sapori e gli odori, assieme all’atmosfera che qui si vive. Unica alternativa, farvi spedire tutto via corriere.

Capreria del Covo – Azienda Agricola Vittorio Beltrami – Via Morcia, 1 Loc. Ripalta – Cartoceto (PU). Tel. 0721.893006, fax 0721.898145, email: gastronomiabeltrami@libero.it.

Il vino

Il Lacrima di Morro è un vino che ha “rischiato l’estinzione” negli anni ’80 a favore di vini più commerciali. Coltivato tenacemente da alcuni sostenitori di questo vitigno autoctono della zona d’Alba, attorno ad Ancora, è riuscito ad ottenere la denominazione DOC nel 1985 e, da allora, ha iniziato un percorso interessante che lo sta portando oggi all’attenzione del mercato.

È un vino rosso rubino, bevuto giovane ricorda i profumi delle cantine di una volta, lasciato invecchiare diventa, come dicono gli esperti, un vino “complesso”, con profumi di more, lamponi, erica ecc.

Il Lacrima è un vino che si produce con un vitigno i cui acini, giunti a maturazione, si aprono e lasciano uscire una lacrima del suo prezioso contenuto; da qui trae origine il suo nome. Capite anche come sia difficile arrivare al giusto punto di maturazione senza superarlo ma, soprattutto, non rischiare di disperdere tutto per una pioggia o un temporale improvviso che dilaverebbe così i chicchi in avanzato stato di maturazione.

Potete gustarlo con i piatti tipici locali a base di carne e pesce.

Esiste anche una “versione passita” di questo vino, che ben si associa ai formaggi e ideale a fine pasto o come vino da meditazione, qualunque sia l’oggetto della vostra riflessione.

Dove andare a degustarlo? Presso l’Azienda di Stefano Mancinelli, uno dei più convinti sostenitori, anche in tempi non sospetti, della bontà di questo vino.

Azienda Agricola Stefano Mancinelli – Via Roma, 62 – Morro d’Alba (AN). Tel. 0731.63021, fax 0731.63521, email info@mancinelli-wine.com, sito web: www.mancinelli-wine.com.

Visitare le Grotte

Per informazioni e per prenotare la propria visita alle Grotte di Frasassi è possibile telefonare ai numeri 0732.90080/90090 (tutti i giorni dalle 9 alle 17), inviare una email a grotte@frasassi.com oppure visitare il sito www.frasassi.com.

Le visite guidate sono in italiano. In lingua inglese e tedesca sono invece attualmente disponibili le audioguide gratuite.

Dove dormire

L’Hotel Le Grotte ha due camere accessibili, ma anche le camere normali sono abbastanza spaziose.

Il Ristorante Le Grotte, sotto l’hotel, ha una interessante cucina del territorio con prodotti tipici. È infatti possibile gustare in questo ristorante sia i formaggi di Beltrami che i vini di Mancinelli.

Hotel Le Grotte – Località Pontebovesecco – Genga (AN). Tel. 0732.973035, fax 0732.972023, email: info@hotellegrotte.it, sito web: www.hotellegrotte.it.