Mobilità Sommario numero 53 - 2007


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Integrazione

Le fattorie sociali

di Francesco Smerghetto

Si diffondono anche in Italia le aziende agricole con finalità sociali oltre che produttive. E in questa rivisitazione del settore primario trova spazio anche la disabilità.

animali nella fattoria

Le fattorie sociali sono aziende agricole che affiancano alla propria attività principale, quella produttiva, uno o più progetti a sfondo sociale. Questi generalmente si concretizzano in iniziative di tipo culturale, didattico o formativo rivolte a persone in situazione di disagio: detenuti e tossicodipendenti durante il loro percorso di reinserimento sociale, ad esempio, ma anche anziani e persone con disabilità fisiche, sensoriali, intellettive o psichiche.

Per realizzare queste attività alternative, che possono avere risvolti molto positivi in ambito terapeutico e riabilitativo, le fattorie sociali spesso collaborano con scuole, enti ed associazioni (ad esempio quelle operanti nell’assistenza ai disabili). Va sottolineato che le fattorie sociali non seguono logiche assistenzialistiche: esse conservano la propria natura imprenditoriale tentando però di riprodurre in agricoltura quel modello di economia sociale che mira a coniugare il profitto dell’azienda con il “bene” della collettività ed in particolare delle fasce socialmente svantaggiate.

Terapia e inserimento

Le persone con disabilità possono trarre grandi benefici sul piano fisico e intellettivo dal contatto diretto con la natura e dal coinvolgimento attivo nei lavori tipici di una azienda agricola.

Queste “esperienze agresti” possono concorrere anche all’integrazione sociale di un individuo: le varie attività permettono di scoprire nuovi interessi, sviluppare abilità, recuperare equilibri perduti. E – cosa non meno importante – sono un’ottima occasione di confronto e socializzazione.

Ma l’opportunità più significativa è, a nostro avviso, quella offerta dalle attività formative che sempre più spesso sfociano in reali possibilità di inserimento lavorativo, a volte anche all’interno della stessa azienda che le propone.

In Europa e in Italia

In alcuni Stati europei le fattorie sociali sono una realtà consolidata. Le prime “social care farms” nascono in Olanda negli anni ’90 e in quel Paese, grazie anche al supporto di politiche sociali particolarmente attente, si moltiplicano in fretta. Oggi sono circa 400.

In Italia il concetto di impresa agricola con finalità sociali ha iniziato a farsi strada solo recentemente con alcune iniziative isolate ma anche con progetti ambiziosi che puntano alla costituzione di reti di fattorie sociali. Un impulso in tal senso è arrivato dal Decreto Legislativo 18 maggio 2001, n. 228 (“Orientamento e modernizzazione del settore agricolo”) che punta a rilanciare l’imprenditorialità rurale prevedendo per le aziende anche la possibilità di “sconfinare” in altri importanti ambiti quali quello educativo e didattico.

A Roma

una bambina nella fattoria

“Le fattorie sociali scardinano il concetto di mero assistenzialismo e propongono una rivoluzione copernicana nel modo stesso di intendere le politiche sociali, una rivoluzione che ha il sapore dei frutti della terra, del vino e del miele che in queste aziende si producono”. Sono le parole di Tiziana Biolghini, Consigliere Delegato alle Politiche per l’Handicap della Provincia di Roma, ente che sembra puntare molto sull’“agricoltura sociale” come mezzo per l’integrazione delle categorie deboli ed al contempo per il rilancio del settore primario. Tanto da aver ideato un progetto per la creazione di una rete di fattorie sociali e l’istituzione di un apposito strumento – il Forum delle Fattorie Sociali della Provincia di Roma – per il coordinamento e la promozione della stessa.

Le realtà interessate in questa prima fase del progetto sono una cinquantina tra aziende agricole, cooperative e associazioni sociali. Secondo una prima stima (non sappiamo se eccessivamente ottimistica) questo dovrebbe consentire il coinvolgimento di circa 500 persone disabili.

Un’esperienza positiva, che già ha dato risultati concreti, è quella della Cooperativa Sociale Agricoltura Capodarco di Grottaferrata (www.agricolturacapodarco.it), azienda che produce e commercializza prodotti biologici e che propone attività di formazione (come il corso per “Addetto alla produzione e alla commercializzazione di prodotti biologici”) e per l’inserimento lavorativo di “soggetti socialmente svantaggiati”. Delle 27 persone che lavorano alla Cooperativa Capodarco, 9 fanno parte proprio di questa categoria.

Sempre in provincia di Roma si segnala anche un altro progetto degno di attenzione, quello de La fattoria verde (www.lafattoriaonlus.it) di Palidoro che, con il sostegno del Comune di Fiumicino e di ISMA (Istituti di Santa Maria in Aquiro), da 4 anni propone un “centro agricolo sperimentale di utilità sociale” pensato per favorire la riabilitazione e l’integrazione delle persone con disabilità attraverso la partecipazione ad attività, laboratori e seminari.

In Veneto

Altro tentativo finalizzato alla creazione di una rete organica di fattorie sociali è quello ad opera della Coldiretti di Vicenza. Il progetto prende spunto dalle incoraggianti esperienze in ambito pedagogico e sociale di alcune fattorie didattiche della provincia vicentina che operano in collaborazione con scuole materne ed istituti che offrono assistenza alle persone anziane. È proprio tra gli anziani, ed in particolare quelli con disabilità motorie, che si sono riscontrati i benefici maggiori, sia dal punto di vista fisico che psichico.

Risultati positivi si sono ottenuti anche con persone non vedenti che sono riuscite ad orientarsi e muoversi in un ambiente, quello rurale, totalmente diverso in quanto a stimoli percettivi e punti di riferimento rispetto a quello urbano. Progressi sotto il profilo motorio, ma anche relazionale, sono stati riscontrati pure nei soggetti che hanno sperimentato la “Pet Therapy”, in particolare con il cavallo.

Attualmente la rete è composta da 15 aziende diverse per grandezza, attività e tipo di produzione, ma la Coldiretti di Vicenza si sta adoperando per coinvolgerne molte altre.

Il progetto prevede anche il monitoraggio delle esperienze nelle varie aziende con la raccolta di dati che permettano, grazie alla collaborazione di esperti, di valutare i risultati raggiunti e gli effettivi benefici in termini riabilitativi. Queste informazioni verrebbero poi utilizzate per operare un confronto costruttivo con altre esperienze simili sul territorio italiano ed europeo, magari in occasione di un convegno internazionale dedicato interamente alle fattorie sociali.

Per saperne di più

Per saperne di più sull’iniziativa della Provincia di Roma è possibile visitare il portale www.provinciabile.it oppure contattare l’Ufficio Handicap della Provincia di Roma: tel. 06.67667396, email: prob.handicap@provincia.roma.it.

Maggiori dettagli sull’esperienza veneta possono essere richiesti alla Federazione Provinciale Coldiretti di Vicenza: tel. 0444.189600, email: vicenza@coldiretti.it.

Per informazioni più generali sui progetti per la costituzione di reti di fattorie sociali nel nostro Paese raccomandiamo la consultazione del sito dello Sportello Agricoltura Sociale: www.fattoriesociali.com.