Mobilità Sommario numero 54 - 2007


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Protesi

Un piede che non costi un occhio

di Francesco Smerghetto

Una azienda italiana ha ideato una protesi per piede che coniuga alta tecnologia e costi d’acquisto estremamente contenuti. L’obiettivo è consentire la fornitura del prodotto anche tra le fasce più povere della popolazione mondiale.

Daniele Bonacini
Daniele Bonacini
con il “piede da corsa”

Ingegnere ed atleta paralimpico: Daniele Bonacini, presidente dell’associazione Disabili no limits, ha deciso di mettere a frutto le proprie competenze ed esperienze per progettare e produrre ausili per disabili.

La sua azienda – la Roadrunnerfoot Engineering – si è costituita da poco ma ha già brevettato un pie de protesico “da corsa” per amputati che verrà utilizzato da alcuni atleti disabili in occasione delle prossime Olimpiadi di Pechino 2008. Rispetto ad altre protesi – assicura Bonacini – questa garantisce un guadagno in termini di tempo, quindi una maggiore velocità in pista, dell’ordine del 10-20%. In attesa di brevetto anche una versione meno “sportiva” del prodotto, pensata per la normale deambulazione, da proporre ad un prezzo veramente imbattibile: circa 700 euro.

Protesi a basso costo

È proprio su questo aspetto – quello economico – che la nuova azienda punta maggiormente: al giorno d’oggi le protesi hanno ancora dei costi d’acquisto molto elevati che possono essere sostenuti – spesso solo grazie al contributo della sanità pubblica – soltanto nei Paesi più sviluppati. Nel resto del mondo la situazione è ben diversa: un amputato che non ha la necessaria disponibilità economica, e magari vive in un Paese in cui nessuno (lo Stato, le Organizzazione Non Governative) può farsi carico di queste spese, la protesi semplicemente se la scorda.

È, questo, un doppio svantaggio assai drammatico che Bonacini vorrebbe contribuire a risolvere. Tra i progetti della Roadrunnerfoot c’è infatti la realizzazione di una protesi per il piede a basso costo che possa essere distribuita anche tra le fasce più povere e disagiate della popolazione mondiale. La protesi, che sviluppa un progetto avviato dapprima presso il Dipartimento di Meccanica della Facoltà di Ingegneria del Politecnico di Milano, è stata pensata in particolare per le aree africane e mediorientali in cui ogni anno migliaia di persone perdono uno od entrambi gli arti inferiori a causa delle mine antiuomo.

Meno di 10 euro

Non si tratta di un prodotto di “serie B”, ma di una protesi di qualità ed altamente tecnologica, stampata ad iniezione, che secondo le previsioni potrà essere proposta ad un prezzo finale tra i 5 ed i 10 euro. Proprio così: non ci siamo dimenticati gli zeri! E secondo Bonacini sarebbe possibile offrire anche protesi complete alle gambe ad un costo non superiore ai 200 euro.

La protesi “supereconomica” è ancora in attesa di brevetto, così come sono in via di perfezionamento anche gli accordi con l’UNICEF, il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia, ed altre organizzazioni che si occuperebbero della distribuzione delle protesi nelle aree sopracitate.

Per ora ci limitiamo a dire che le premesse sono estremamente interessanti e le possibili ricadute a dir poco rivoluzionarie. Ci auguriamo di tornare presto sulla notizia per festeggiare la consegna delle prime protesi “low cost”.