


È una rutilante campagna elettorale quella cui stiamo assistendo, avvincente forse anche perché evoca, complici gli schieramenti più netti, quelle contrapposizioni che così tanto entusiasmano gli italiani: guelfi e ghibellini, Coppi e Bartali, Inter e Milan. E il 14 aprile, come ad una finale di Champions League, staremo inchiodati alla TV con frittatona gigante, birra formato famiglia e rutto libero.
È una seduzione che si esercita giorno per giorno fra evocazioni di sogni, vaticini di disastri, sferzate populiste, orgogliose corse solitarie e apparentamenti salvifici.
Fra appelli laici e “Deus vult”, in un tripudio di colori azzurri, verdi, rossi e arcobaleno, si sale su pullman e si ascende palchi, invocando la sicurezza e la castrazione chimica, la tolleranza zero e la solidarietà, la sacralità della famiglia a tassazione ridotta, il rilancio economico e la sconfitta dell’inflazione.
È una vasta e attenta operazione di marketing che si gioca sulla simpatica presentabilità dei leader e sulla loro capacità di stare in pubblico, di apparire convincenti. Marketing politico comprensibile: comanda chi vince e non si può incespicare in passi falsi.
E promesse. Tante promesse e garanzie per tutti: che vinca l’uno o l’altro, o che finiscano in pari, ci saranno comunque novità positive per tutti gli italiani. Nulla di nuovo, quindi; nulla di diverso dalle ultime quindici campagne elettorali dell’età repubblicana.
Ma in questa sbornia mediatica, chi si ricorda dei fatti nel loro peso e nella loro evidenza? I fatti sembrano, ancora una volta, non avere sostanzialità per lasciare il posto alle dichiarazioni, alle polemiche, allo spettacolo, al chiacchiericcio.
Quando si vota si dovrebbe considerare anche la capacità di chi ci vuole governare. E quali elementi abbiamo se non ricordare quali riforme, norme, novità hanno saputo approvare quando hanno avuto l’opportunità di essere al governo?
Un fatto è certo: chi ci chiede il voto, ci ha già governato. I nomi, quelli che contano, non quelli dei peones, sono i medesimi salvo qualche eccezione. Chi si presenta a noi ha già amministrato lo Stato, ha già conosciuto i problemi che investono questo Paese, ha già avuto le segnalazioni e le proposte delle parti sociali. Ciò che i candidati hanno saputo concludere in un recentissimo passato sta scritto in Gazzetta Ufficiale e negli atti parlamentari: norme, decreti, circolari, leggi finanziarie, investimenti e stanziamenti. È evidente ma forse troppo imbarazzante parlarne.
È evidente per ogni singolo settore delle vita e degli interessi pubblici, quindi lo è anche per le politiche a favore delle persone con disabilità.
Chi si è dimenticato di approvare i livelli essenziali di assistenza? Chi ha autorizzato spese ridicole per l’assistenza ai disabili gravissimi? Chi ha combinato pastrocchi in tema di invalidità civile? Chi ha promosso giornate di sensibilizzazione demagogiche quanto inutili? Chi si è dimenticato di finanziare le norme per l’eliminazione delle barriere in casa? Chi, alla ricerca di consenso, ha preferito finanziare a pioggia le (solite) associazioni?
I nomi dei responsabili ci sono e sono apposti in calce alle norme approvate, o sono assenti nelle disposizioni la cui drammatica necessità è invisibile solo a chi pone in secondo piano l’assistenza alle persone più deboli.
Allora voltarsi indietro per ricostruire che cosa ciascuno schieramento politico ha realizzato per i cittadini più deboli non è affatto uno sterile esercizio storiografico: oltre a farci decidere di chi fidarci, e se fidarci, scopriremo anche quanto, oggettivamente, ci sia ancora da fare e quanto siano state vacue le precedenti promesse elettoralistiche.
A costo di rischiare la facile accusa di qualunquismo o di cerchiobottismo, abbiamo voluto ritornare ai fatti – nel modo più obiettivo di cui siamo capaci – ricostruendoli con date, cifre, numeri che non troverete nei TG di prima serata o nei quotidiani di qualsivoglia schieramento.
Ognuno valuti, ognuno sia nella condizione di decidere in modo consapevole e non sulla base di simpatici faccioni. Buona lettura: ci vediamo alle urne!
Carlo Giacobini