Mobilità Sommario numero 55 - 2008


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Le proposte

Lettere morte

Delle numerose richieste avanzate negli ultimi anni dalla FISH sia ai Governi di Centrodestra che a quelli di Centrosinistra, molte sono rimaste inevase. Ecco le più importanti.

Bandiere FISH ad una manifestazione

La Federazione Italiana per il Supermento dell’Handicap (FISH) ha festeggiato nel 2006 il decennale della sua attività. Ha saputo unire sotto un unico ombrello le associazioni più attive e rappresentative delle diverse disabilità. Unire le esperienze, le risorse e le professionalità gli ha permesso di essere propositiva in modo qualificato e sostenibile. Un impegno faticoso e poco premiato.

“In questi anni – ricorda Pietro Vittorio Barbieri, presidente della FISH – la nostra azione politica si è articolata in due direzioni: quella del confronto propositivo in molte interlocuzioni avviate, ma anche quella, purtroppo, di contrasto a proposte legislative a nostro avviso dannose. Ma oltre a questa azione, voglio sottolineare il nostro impegno nella promozione di una cultura nuova e diversa della disabilità che ci veda come persone protagoniste dei processi decisionali e programmatori. La Convezione ONU, approvata lo scorso anno e firmata anche dall’Italia, qualcosa dovrebbe insegnare a tal proposito”.

In un numero significativo di provvedimenti approvati negli ultimi anni la FISH e altre organizzazioni sono riusciti ad incidere, ma rimane l’amarezza delle proposte rimaste ad oggi lettera morta, pur essendo state avanzate sia ai Governi di Centrodestra che a quelli di Centrosinistra.

Lungi dal voler elencare tutte le proposte avanzate dalla FISH, vediamo solo le principali rimaste inevase. L’elencazione che segue non è, ovviamente, in ordine di priorità.

I criteri di accertamento di invalidità

Lo prevedeva la Legge 328/2000: modificare i criteri di accertamento di invalidità rifacendosi alle indicazioni dell’OMS. Quelle indicazioni nel frattempo sono state superate dall’ICF, Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Salute e della Disabilità.

Si tratta di criteri diversi da quelli che usano attualmente le Commissioni di accertamento di invalidità basati su tabelle e percentuali. È ormai tempo quindi di adottare una nuova modalità per individuare effettivamente il bisogno e le potenzialità delle persone e tarare di conseguenza gli interventi e i supporti. Viene richiesto inutilmente dal 2000.

La semplificazione amministrativa

La Legge 80/2006 non affronta che una minima parte della necessità di semplificazione amministrativa in tutto ciò che riguarda le persone con disabilità e in particolare l’accesso al riconoscimento dell’invalidità civile e delle relative provvidenze economiche.

Attualmente si ripetono le visite di accertamento anche al compimento del diciottesimo anno di età, anche nei casi di disabilità consolidata e gravissima. Continua a permanere una proliferazione di momenti accertativi e di controllo inutili, superflui: per richiedere le protesi, per ottenere il contrassegno invalidi, per accedere ad agevolazioni fiscali.

La FISH ha inutilmente richiesto, in maniera precisa e articolata, interventi di semplificazione che avrebbero portato un risparmio all’erario e un minore disagio al cittadino.

In questa logica è stata anche proposta una diversa organizzazione del sistema dell’accertamento, della verifica dei verbali e dell’eventuale ricorso: sia reintrodotto il ricorso amministrativo in sede regionale, la verifica sia affidata alle stesse Regioni, ci sia un monitoraggio (e abbreviazione) dei tempi di riconoscimento, vi sia un controllo e una quantificazione della spesa necessaria per tutti questi momenti di accertamento e di verifica. Si è preferito abrogare il ricorso amministrativo e affidare la verifica all’INPS.

L’aumento delle pensioni

La Legge 448/2001 ha elevato le pensioni al minimo a 516 euro mensili, ma ha escluso le persone con disabilità anche grave che abbiano meno di 60 anni.

Dal 2001 la FISH ha richiesto l’estensione di quella norma anche a tutti gli invalidi privi di altro reddito esclusa la pensione o l’assegno per gli invalidi parziali: elevare i trattamenti a 516 euro mensili indipendentemente dall’età.

La richiesta non è stata accolta né dai governi di Centrodestra né da quelli di Centrosinistra.

Pluriminorazioni

La Legge 429/1991 prevede la cumulabilità delle indennità nel caso una persona disabile sia affetta da più minorazioni gravi. Di fatto però il Legislatore ha limitato questa cumulabilità alle ipotesi in cui il disabile sia sordomuto e cieco, oppure che sia invalido civile e sordomuto oppure cieco. L’indennità cumulativa prevista consente di assommare le indennità previste nei singoli casi: indennità di accompagnamento per i ciechi civili assoluti, indennità di accompagnamento per gli invalidi civili totali non in grado di deambulare autonomamente o non in grado di svolgere gli atti quotidiani, indennità di comunicazione per i sordomuti prelinguali.

Rimangono escluse dal beneficio, quel raddoppio appunto, le persone che sono affette da più minorazioni fisiche e psichiche di notevole gravità. Ad esempio una persona affetta da un gravissima insufficienza mentale, e al contempo colpito da una severa insufficienza respiratoria che comporti una ventilazione polmonare meccanica, ha diritto alla sola indennità di accompagnamento. Se fosse sordomuto, invece, si cumulerebbe indennità di accompagnamento (invalido civile) e indennità di comunicazione (sordomuto).

Inutilmente la proposta di superare quella limitazione viene avanzata dalla FISH da dieci anni.

Coppie di fatto e congedi

La normativa attuale non consente alle coppie conviventi non regolarmente sposate di ottenere le agevolazioni previste per i lavoratori che assistano un familiare (parente o affine fino al terzo grado) con handicap grave.

Il dibattito sui DICO, poi risolto in un nulla di fatto, aveva fatto sperare che quella lacuna legislativa, sollevata dalle associazioni già dal 2000, fosse finalmente superata. Per ora: lettera morta.

Il finanziamento della Legge 13/1989

Nelle pagine precedenti di questo dossier abbiamo evidenziato come ad una buona legge non fossero attribuiti gli opportuni finanziamenti nel corso degli anni.

La Legge 13/1989 prevede contributi ai cittadini con disabilità che abbiano necessità di adeguare le proprie abitazioni eliminando le barriere architettoniche.

In occasione di ogni manovra finanziaria l’associazionismo ha rilevato in modo deciso questa carenza, ma, dopo il 1997, sono state sorde sia le orecchie di centrosinistra che quelle di centrodestra.

Prepensionamento

Era un’ipotesi emersa all’indomani della prima Conferenza Nazionale sull’Handicap (Roma, 1999): prevedere forme di prepensionamento per i genitori di persone con handicap grave. Nella sostanza riconoscere il sovraccarico assistenziale cui quei genitori sono sottoposti e consentire loro di andare in pensione in anticipo. La proposta è circolata per anni. Attualmente si trova all’esame di una Commissione alla Camera, ma è assai improbabile – a meno di insperati colpi di scena – che venga approvata.

LEA – Livelli Essenziali di Assistenza

I livelli essenziali delle prestazioni sociali erogabili sotto forma di beni e servizi sono previsti dalla Legge quadro di riforma dell’assistenza (Legge 328/2000). Consentirebbero un omogeneità delle prestazioni minime su tutto il territorio nazionale e renderebbero possibile per i cittadini con disabilità e le loro famiglie pretendere l’erogazione di quei servizi, oltre a incentivare una migliore programmazione delle forme di protezione sociale, integrazione ed assistenza. Le pur minime risorse dei Fondi per le politiche sociali e per le non autosufficienze sarebbero spese in modo più oculato.

La FISH, e non solo, ha molto insistito – anche avanzando proposte molto dettagliate – per l’approvazione e l’entrata a regime dei LEA.

A oggi i LEA non esistono ancora.

Disabilità gravissime

Durante il suo dicastero, Roberto Maroni licenziò un Libro bianco sulle politiche sociali in cui evidenziava come il carico assistenziale relativo alla non autosufficienza, e quindi alle disabilità gravissime, fosse assolto per la quasi totalità dalle famiglie e dal volontariato. L’apporto dei servizi pubblici, per questi soggetti, è assolutamente residuale.

In modo trasversale alle diverse normative in via di discussione, negli ultimi 10 anni la FISH ha richiesto un aumento di risorse, ma soprattutto di adottare modalità organizzative territoriali che consentissero l’adozione e l’attuazione di progetti individualizzati rispondenti ai bisogni delle persone, in particolare con disabilità gravissima. Ausili per le più gravi disabilità, supporto alla domiciliarità, integrazione dell’assistenza sociosanitaria, promozione dell’autonomia: a parte alcune “buone prassi” locali, rimangono solo slogan.

Guida, mobilità, barriere

Alcune persone con disabilità riescono a condurre un veicolo. Questo numero aumenta sempre più grazie alla disponibilità di una gamma più ampia di soluzioni tecnologicamente avanzate. Ma la burocrazia conserva una velocità ridotta che certo il Legislatore non stimola. Si pensi ad esempio alla limitazione temporale (massimo cinque anni) rispetto alla validità delle patenti speciali anche nel caso di una menomazione stabilizzata: costi e disagi che la FISH ha chiesto più volte di sanare. Analogo vano impegno sul fronte delle patenti nautiche, ancora in attesa di una definizione.

Treni, aerei, navi… ci sono state interlocuzioni, confronti, programmi e progetti, esperienze positive, ma le segnalazioni di disguidi, ritardi, disagi sono ancora all’ordine del giorno.

Circolare in città, per i disabili, è più complesso oggi di quanto lo fosse 10 anni fa: l’investimento ridotto sui parcheggi, l’adozione del cosiddetto occhio elettronico nelle zone a traffico limitato, la carente repressione delle infrazioni che riguardano l’occupazione abusiva dei posteggi riservati, sono forse solo aspetti di organizzazione locale, ma i Ministeri non hanno certo fatto pesare il loro ruolo di indirizzo e di regia.

Contiamo in Italia su di un apparato legislativo riguardo alla progettazione accessibile che non trova eguali in Eurolandia. Tuttavia è un impianto normativo praticamente privo di quelle sanzioni e controlli vanamente richiesti dalla FISH che ritiene che la sola promozione culturale, pur importante, abbia fatto il suo tempo.

Agevolazioni fiscali

Essere persone con disabilità o avere in famiglia una persona con disabilità rappresenta un costo significativo che diviene tanto più pressante quanto più grave è l’handicap. Questo è un dato di fatto più volte evidenziato in più sedi (in particolare nelle due Conferenze Nazionali sull’handicap al “cospetto” dei relativi Ministri).

La FISH ha richiesto ripetutamente di potenziare anche le forme di sostegno indiretto alle famiglie e ai disabili, rendendo deducibile (e non solo detraibile) un numero maggiore di spese, ma anche trovando soluzioni di spessore (non spiccioli) per i cosiddetti incapienti, cioè coloro che non hanno reddito o introiti talmente bassi da non presentare denuncia dei redditi.

Con grande coscienza civile la FISH ha anche segnalato gli abusi causati da norme e disposizioni farraginose. Si pensi all’elusione nel settore delle agevolazioni sui veicoli concesse, in taluni casi, in totale assenza dei requisiti. Una piaga che non si risolve con la mera repressione e controllo, ma anche semplificando e rendendo trasparente la normativa vigente. Anche qui: poco di fatto.

Oltre a questo…

“Oltre a questo, la difficoltà maggiore – conclude Pietro Barbieri – è riprendere il filo del discorso ogni volta che gli interlocutori cambiano per tentare di far comprendere, oltre alle istanze che riteniamo giuste, sostenibili, talvolta addirittura di risparmio, che l’inclusione sociale delle persone con disabilità, il loro essere fattivamente all’interno dei processi decisionali che li riguardano, sono due requisiti ineludibili pena l’inefficacia di ogni azione intrapresa”.