

di Silvia Bruno*
L’Ice Sledge Hockey è uno sport spettacolare ed esaltante che un po’ alla volta si sta diffondendo anche in Italia, dove già si gioca un campionato di club e si è formata una squadra nazionale.

Spogliatoi di un palazzetto del ghiaccio di Torino; l’allenamento è finito da più di venti minuti. Ivan, 23 anni, è sceso da poco dallo slittino, si è fatto la doccia e adesso si sta infilando le sue due protesi alle gambe. Francesco, 47 anni, è già sulla carrozzina e quasi pronto ad uscire, ora sta pulendo il suo slittino.
Ivan e Francesco sono due giocatori dei Tori Seduti, squadra piemontese di Ice Sledge Hockey, la versione paralimpica dell’hockey su ghiaccio. Campioni d’Italia per tre stagioni consecutive (dall’istituzione del Campionato Italiano), nel 2008 hanno dovuto cedere il tricolore alle Aquile del Sud Tirolo, troppo forti quest’anno; la corsa allo scudetto conta poi una terza formazione, l’Armata Brancaleone della Lombardia.
L’Ice Sledge Hockey – uno sport spettacolare ed esaltante, praticamente con le stesse regole di quello “in piedi” – in pochi anni ha cambiato la vita di queste due persone e di decine di altri ragazzi in Italia, permettendo a molti di vivere esperienze importanti come i Giochi Paralimpici, i Campionati Europei o i Mondiali.
Da noi tutto nasce nel 2002, ma l’origine di questa disciplina risale ai primi anni Sessanta, quando in Svezia alcuni pazienti di un centro di riabilitazione – ex giocatori di hockey – s’inventano l’attrezzatura necessaria per continuare a praticare il loro sport preferito. Basta modificare uno slittino con montatura in metallo, aggiungendovi sotto due lame per pattinare sul ghiaccio e facendo in modo che il disco, detto puck, possa passarvi sotto. Per muoversi, due mazze da hockey lunghe circa la metà di quelle tradizionali, con delle punte poste all’altra estremità per far presa sulla superficie ghiacciata. Il tutto con la protezione di un abbigliamento adeguato, come l’hockey tradizionale: casco, proteggispalle, paragambe e guantoni.
L’Ice Sledge Hockey si diffonde dapprima nel nord Europa, tanto che alle prime Paralimpiadi Invernali, a Örnsköldsvik (Svezia) nel 1976, è inserito nel programma come disciplina sperimentale e solo ai Giochi di Lillehammer 1994 diventa sport paralimpico.

E proprio grazie ai Giochi Paralimpici, assegnati all’Italia per il 2006, anche il nostro Paese si avvicina a questo sport, dato che come nazione ospitante ha il diritto/dovere di portare una squadra al torneo.
Come già anticipato, da noi l’Ice Sledge Hockey nasce nel 2002, precisamente al Salone della Montagna di Torino, quando la disciplina viene presentata agli atleti del Comitato Italiano Paralimpico (CIP). L’interesse è subito grande e tra i più entusiasti c’è Francesco Mancuso, classe 1960, veterano del basket in carrozzina e pronto ad una nuova sfida. “Ciccio”, com’è chiamato da tutti, riesce a coinvolgere diversi atleti e anche Andrea Chiarotti, ex hockeista e allenatore di hockey, amputato ad una gamba, a cui non sembra vero poter ricominciare ad inseguire il disco sul ghiaccio come giocatore.
Grazie alla collaborazione di squadre norvegesi e canadesi (con cui il rapporto si consoliderà in futuro grazie a stage e trasferte) arrivano i primi slittini e le prime stecche: nascono i Tori Seduti.
In vista dell’appuntamento paralimpico è necessario però allargare il numero di praticanti, trovare nuovi giocatori. Così, nella primavera del 2003 si può indire un primo vero e proprio raduno, anche con atleti lombardi e altoatesini. Anche qui il successo è grande, tanto che in poco tempo nascono due nuove squadre, l’Armata Brancaleone Lombardia e le Aquile del Sud Tirolo, e nel 2004, sotto l’egida del CIP (sostenitore del movimento fin dall’inizio) parte il primo Campionato Italiano.
Due anni dopo, alle Paralimpiadi di Torino, l’Italia porta una squadra certo non allo stesso livello dei campioni che deve affrontare (sopra tutti Canada e Norvegia), ma capace di creare un tifo e un’atmosfera incredibili. Gli azzurri perdono tutte le partite ma quando, con Gianluca Cavaliere, fanno il primo gol, il pubblico impazzisce.
Da allora è stata fatta molta strada; la nazionale e tutte le squadre sono migliorate sia in tecnica che in tenuta, grazie anche alla partecipazione a tornei e stage all’estero. Ai Campionati Europei del novembre scorso a Pinerolo (Torino) questi progressi si sono visti, sebbene una medaglia sia ancora di là da venire.
Un’ulteriore conferma di questa crescita è arrivata con i Mondiali, disputatisi dal 29 marzo al 6 aprile 2008 a Boston (Stati Uniti): inseriti nel tabellone principale insieme alle cinque squadre più forti in assoluto, gli azzurri hanno concluso le gare al sesto posto, ma con l’enorme soddisfazione della prima, storica vittoria in una manifestazione iridata. Il successo è arrivato contro la Germania e il match si è chiuso con un punteggio caro all’Italia: 4-3, con una doppietta di Planker e le reti di Bruno Balossetti e Andrea Chiaretti. Sul podio sono poi salite le nazioni storicamente più forti: nell’ordine Canada (già Campione Paralimpico a Torino), Norvegia e Stati Uniti.
Anche per arrivare meglio ad eventi così importanti l’hockey azzurro ha ancora bisogno di crescere, di trovare nuovi atleti e nuove squadre – magari ancora nel nord est, dove la tradizione per questo sport non manca – in modo da allargare il movimento.
In Italia, potenzialmente, ci sono circa un milione di persone disabili che potrebbero praticare sport e lo Sledge Hockey, adatto soprattutto a chi ha una paraplegia o un’amputazione agli arti inferiori (ma è doveroso sottolineare anche che da noi in ogni formazione è consentita la presenza di uno o due atleti normodotati) può essere la disciplina giusta per chi ha grinta e ama gli sport di velocità e contatto fisico.
Per ora in Italia esistono le tre squadre già citate, ma in Veneto ed Emilia-Romagna ci sono nuovi gruppi di ragazzi interessati. Gli atleti piemontesi, lombardi e altoatesini sono ovviamente a disposizione di chiunque voglia provare a giocare, creare un nuovo club, avere semplici informazioni e anche supportare il movimento dal punto di vista economico (un aiuto sempre ben accetto!).
Per entrare in contatto con loro è possibile fare riferimento ai recapiti indicati nel box.
Tori Seduti (Piemonte)
Emanuele Bruno: tel. 011.8192574, email: info@alioth.info, sito web: www.toriseduti.org.
Armata Brancaleone (Lombardia)
Daniela Colonna-Preti: tel. 0332.263770, email: dacopi@tin.it, sito web: www.hockeyarmatabrancaleone.it.
Aquile Sudtirol (Alto Adige)
Klaus Zöschg: tel. 338.5077000, email: sledge-hockey@sgks.bz.it, sito web: www.sgks.bz.it.
Per il Trentino, Gianluca Cavaliere: cell. 335.5323055, email: cavuzz@alice.it.
* Presidente Comitato Paralimpico di Torino