Mobilità Sommario numero 56 - 2008


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Lettere a Mobilità

Politica

immagine bustaHo letto con grandissimo interesse il numero 55 di Mobilità dedicato alla produzione legislativa degli ultimi 12 anni e al tentativo di comparazione fra l’attività delle diverse maggioranze a “favore” delle persone con disabilità.

Credo sia evidente che alcuni Governi hanno avuto una maggiore attenzione di altri, ma mi permetto anche di dire che chiunque lavori pochissimo appare migliore di chi sta con le mani in mano. Magra consolazione e triste vittoria.

La parte più illuminante del vostro dossier è l’ultima: quella dedicata a tutto ciò che è stato richiesto a gran voce ma che è stato ignorato, rimandato, posposto. La disabilità non è un’emergenza nazionale, non è una priorità. Ritengo, qualsiasi sarà la prossima maggioranza che ci governerà, che sia assolutamente inutile mantenere “interlocuzioni”, chiedere, avanzare proposte. Anni di batoste credo ci abbiano insegnato almeno a non sprecare fiato.

(Lettera firmata)

 

La peggiore sconfitta sarebbe proprio farsi ridurre al silenzio. È comprensibile lo scoramento, ma nulla ci può far rinunciare dall’insistere nelle proposte credibili, civili, giuste e sostenibili.

Politica (2)

Encomiabile il vostro raffronto fra le diverse maggioranze. Ritengo però che non si sia considerato il contesto politico in cui i diversi governi hanno operato. Ne esce, ingiustamente, male l’ultimo governo di centrosinistra. Prodi non ha potuto realizzare molti interventi per colpa di un parte della sua maggioranza. Questo lo si deve tenere in considerazione. L’attenzione alle fasce più deboli c’è stata sicuramente, come c’è stata una sensibilità nei confronti dei disabili.

(Lettera firmata)

 

Con la sensibilità non si condisce la pastasciutta né si arriva a fine mese. Quanto al riferimento al contesto politico, lo abbiamo precisato all’inizio di ogni diversa fase e governo. Ma al di là di questo, riteniamo sia troppo semplicistico e di parte trovare giustificazioni che non ci possono essere di fronte ad un’emergenza come quella, solo per citarne una, dell’assistenza alle persone con disabilità gravissima, oggi ancora sulle spalle delle famiglie.

Politica (e 3)

Il numero 55 di Mobilità ha sicuramente comportato un grande lavoro di analisi e di comparazione, ma ritengo che in alcuni passaggi non sia stato sufficientemente obiettivo a scapito dei governi di Berlusconi. Non si enfatizza a sufficienza che Berlusconi sia stato l’unico ad avere aumentato le pensioni ai meno abbienti fino a portarle a 538 euro mensili. Di questo beneficio hanno goduto anche gli invalidi civili. Questo merito ritengo che Mobilità avrebbe dovuto riconoscerlo.

(Lettera firmata)

 

Quell’innalzamento portava le pensioni a 516 euro: 538 euro è il risultato dell’adeguamento successivo. Ma a parte questa, forse puntigliosa, precisazione, quella informazione è stata riportata in modo chiarissimo da Mobilità, certo non enfatizzandola proprio perché ci sono dei risvolti non condivisibili. Lo ripetiamo.

L’aumento delle pensioni a 516 euro era uno dei punti qualificanti del programma elettorale. Era uno dei famosi 5 punti che Berlusconi aveva firmato pubblicamente, in TV al cospetto di Bruno Vespa. Con la Legge finanziaria per il 2002 (Legge 448/2001) si procede a rendere operativa l’intenzione.

Dal primo gennaio 2002 le pensioni minime sono innalzate a 516,89 euro (un milione di lire) a patto che il beneficiario abbia più di 70 anni di età e che non disponga di un reddito personale, escluso l’eventuale reddito derivante dall’abitazione, superiore a 6.713,98 euro (13 milioni di lire).

Nel caso sia coniugato, il reddito dei due coniugi non deve superare i 6.713,98 euro incrementati dell’importo annuo dell’assegno sociale.

Lo stesso aumento a 516,89 euro spetta anche agli invalidi civili totali, ai sordomuti e ai ciechi civili assoluti. Il limite di reddito personale è il medesimo (6.713,98 euro), mentre il limite di età in questo caso è abbassato a 60 anni.

La misura non interessa gli invalidi civili parziali (dal 74% al 99% di invalidità) che riscuotono l’assegno mensile di assistenza, né i ciechi civili parziali. Tantomeno riguarda gli invalidi con meno di 60 anni di età anche se hanno una disabilità gravissima e sono privi di reddito.

Questo è quanto, con meriti e lacune, peraltro non colmate dal successivo Governo Prodi.

Berlusconi

L’obiettività di una rivista non si giudica solo dai contenuti, ma anche dalle foto che usa a corredo degli articoli. Emilio Fede è maestro in questo: mette in onda foto imbarazzanti o risibili dei politici che, marchianamente, non stima. Mobilità ha seguito la stessa logica: Berlusconi, nella foto pubblicata nell’ultimo numero, appare vecchio e stanco. Forse una delle peggiori foto che potevate pubblicare. Questa non è obiettività.

(Lettera firmata)

 

La foto “incriminata” è a supporto della XIV legislatura (2001-2006), quella che, appunto, ha visto Silvio Berlusconi come premier. La foto è quindi del 2002, prima di alcuni interventi estetici cui il presidente si è sottoposto, che ha ammesso e che gli restituiscono attualmente una presenza più giovanile.

Non ci pare che l’estetica di chi ci ha governato debba essere elemento distintivo o di valutazione anche perché, per gusti strettamente personali, si salverebbero davvero in pochi.

La terra dei cachi

Sono un disabile, ma prima ancora sono un cittadino che si sforza di essere onesto, anche se faccio sempre più fatica ad esserlo. Sono un cittadino che si informa non solo sui suoi diritti, ma anche sui suoi doveri, sulle regole che deve rispettare. Ma questa “etica” qualche volta è difficile da rispettare.

Recentemente ho voluto acquistare un computer e mi sono dettagliatamente informato su quali agevolazioni potessi contare in quanto persona con disabilità. L’IVA al 4% e la detrazione IRPEF sono possibili solo se si è in possesso di una prescrizione rilasciata da un medico specialista della Usl. Ho iniziato a girovagare e a telefonare per capire chi fosse il medico in grado di rilasciarmi quel documento. Molti medici non capivano nemmeno di cosa stessi parlando, confondendo la mia richiesta con una domanda di fornitura gratuita a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

Con il supporto di qualche stampata di documenti presenti in internet alla fine si è risolto il problema e un medico, disponibile anche se impacciato dalla “novità” (che risale al 1997), mi ha finalmente rilasciato la preziosa prescrizione autorizzativa espressamente richiesta dalla legge. Vi si diceva che io, persona disabile, necessito di un computer, completo di periferiche, in quanto strumento utile alla mia integrazione sociale e a supporto all’accesso all’informazione.

Mi sono quindi recato presso un negozio di una grande rete di distribuzione e, dopo aver scelto il prodotto, ho presentato copia della prescrizione. L’addetto, dopo un paio di telefonate di verifica, mi ha replicato che potevo tenermi quel documento: per loro era sufficiente copia del certificato di invalidità. Eppure la legge è così chiara: prescrizione autorizzativa che indichi il tipo di prodotto e la correlazione funzionale con la disabilità, oltre alla finalizzazione dell’acquisto. Il mio girovagare, il tempo perso per essere in regola con la legge è stato del tutto inutile.

Mi sono confrontato con altri disabili: in pochi hanno regolarmente presentato la prescrizione, la maggioranza acquista qualsiasi prodotto con la “semplice” certificazione di invalidità. Questa è proprio la terra dei cachi…

(V. N., Padova)

 

Sì, la normativa relativa ai sussidi tecnici ed informatici è chiarissima e il Lettore l’ha sintetizzata benissimo. I venditori che applicano il 4% di IVA in assenza di una specifica prescrizione autorizzativa commettono un abuso a danno dell’Erario. Per questo sono passibili di sanzioni (per le quali non potranno rivalersi sull’acquirente) in caso di controllo da parte delle autorità competenti.

Il problema è che questo “vezzo” è piuttosto diffuso e chi dovrebbe operare i controlli evidentemente non lo fa a sufficienza o ha altre priorità.

Magari fra qualche anno scoppierà lo scandalo che finirà per far revocare tutte le agevolazioni fino ad oggi previste.

Ancora niente sui camper?

Nel numero 54 di Mobilità ho visto la presentazione di un nuovo camper accessibile. Le offerte e le soluzioni sono sempre più accattivanti. Il camper rappresenta una ottima soluzione per la mobilità e per il turismo delle persone disabili. Oltre che essere una passione personale, spesso, per chi è in carrozzina, rappresenta l’unico modo di andare in vacanza senza rischiare di incontrare alberghi o villaggi inaccessibili. Dopo anni che lo chiediamo, è possibile oggi ottenere l’IVA agevolata?

(F. P., Udine)

 

Ancora nulla, purtroppo. Niente agevolazione IVA. Ad oggi i camper sono solo detraibili nei limiti del 19% della spesa sostenuta. La spesa massima ammissibile alla detrazione è di 18.075,99 euro. Inoltre alla detrazione sui veicoli si può accedere solo una volta ogni quattro anni. Il che significa che se nel quadriennio in corso si è già acquistato un altro veicolo, la spesa per il camper non può essere detratta.

Discriminazioni

Ho un figlio autistico. Ci sono molti genitori, purtroppo, nella mia situazione. Si tratta di una disabilità grave che necessita di un’assistenza continua.

Di recente abbiamo deciso di acquistare un veicolo nuovo, più confortevole, più comodo. La legge ci riconosce delle agevolazioni fiscali, non facili da conoscere e da capire, ma ne siamo venuti a capo. Per ottenerle mio figlio, come tutte le persone con disabilità intellettiva, deve presentare il certificato di handicap grave in sui sia precisato che si tratta di una disabilità “mentale o psichica”. Fin qui, la richiesta è comprensibile. Oltre a questo, tuttavia, deve presentare un secondo documento: il certificato di invalidità da cui risulti che è titolare di indennità di accompagnamento. Mio figlio dispone di tutti e due i certificati. Mi chiedo: perché questa doppia certificazione? Non ne basterebbe una? Perché ai disabili intellettivi vengono richieste due certificazioni e ai sordomuti e ai ciechi una sola? Perché alle persone con disabilità motoria viene richiesto solo un certificato?

Poi c’è un altro aspetto grave: alcuni bambini con disabilità intellettiva, diversamente da mio figlio, sono in possesso del certificato di handicap grave, ma sono titolari dell’indennità di frequenza. Perché la legge li esclude dal beneficio?

A mio avviso si tratta di una discriminazione.

(H. G., Savona)

 

In effetti si tratta di un discriminazione che abbiamo denunciato nel 2000, all’indomani dell’approvazione della Legge 388/2000 che, all’articolo 30, comma 7, prevede che le agevolazioni fiscali sui veicoli siano estese “ai soggetti con handicap psichico o mentale di gravità tale da aver determinato il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento”.

La definizione è incerta e contraddittoria poiché non è propriamente lo stato di handicap (Legge 104/1992) a dare diritto all’indennità di accompagnamento, ma l’invalidità civile che comporta una valutazione diversa. Un “pastrocchio” che poteva essere sanato in sede applicativa con le relative circolari.

Così non è stato: la Circolare 11 maggio 2001, n. 46, del Ministero delle Finanze, sentito il Ministero della Salute, ha stabilito che debbano essere presentati sia il certificato di handicap grave che quello di invalidità civile che dia titolo all’indennità di accompagnamento. Una doppia certificazione, quindi, non richiesta per gli altri disabili.

Superfluo sottolineare che in questi anni è stata più volte richiesta una modificazione di questa disciplina.

Sindrome di Down e certificazione

Sono il padre di una persona con sindrome di Down. In due occasioni – la domanda di permessi lavorativi e la richiesta delle agevolazioni fiscali sull’auto – mi sono visto rifiutare il certificato del mio medico di famiglia che dichiara mio figlio persona con handicap grave. Vorrei sapere se questo comportamento è legittimo.

(A. G., Barletta, Bari)

 

La Legge 27 dicembre 2002, n. 289 (articolo 94, comma 3), ammette che le persone con sindrome di Down possano essere dichiarate in situazione di gravità (articolo 3, comma 3 della Legge 104/1992), oltre che dalle Commissioni dell’Azienda Usl, anche dal proprio medico di famiglia o dal pediatra, previa richiesta corredata da presentazione del “cariotipo”, cioè di quell’esame che descrive l’assetto cromosomico di una persona.

Tale eccezione viene ammessa solo per le persone Down e non per altre patologie o condizioni genetiche pur gravi. Per legge la certificazione rilasciata con quei crismi dal medico di famiglia è, a tutti gli effetti, valida tanto quanto il certificato rilasciato dalla Commissione dell’Azienda Usl. Pertanto è illegittimo, da parte di chiunque, non accettare quel documento.

Per quanto riguarda i permessi lavorativi, gli istituti previdenziali hanno esplicitamente precisato la validità di questi certificati. Anche rispetto alle agevolazioni fiscali, l’Agenzia delle Entrate (si veda la Guida alle agevolazioni fiscali pubblicata dall’Agenzia) ricorda questa particolare eccezione per le persone con sindrome di Down.

Varchi elettronici

La mia paraplegia non mi impedisce di girare l’Italia con la mia auto. Sono titolare del tagliando arancione che mi auguravo mi consentisse di avere qualche disagio in meno. Nell’ultimo anno ho collezionato 8 multe per accesso alle ZTL (Zone a Traffico Limitato) in altrettante città. Quasi tutte le multe mi sono state revocate ma mi è costato tanto tempo perso in telefonate, fax, raccomandate. In questa odissea ho scoperto quanto il comportamento dei diversi Comuni sia difforme. Ma è mai possibile che nell’era digitale non si possa avere una tessera unica con un chip che possa essere riconosciuta dai varchi elettronici?

(R. V., Ferrara)

 

Ne abbiamo parlato su queste colonne nel numero 39 di Mobilità. Ci sono diverse esigenze da coniugare per trovare la soluzione. La prima è regolamentare e contenere il traffico perché le nostre città siano più vivibili, istanza che interessa tutti i cittadini e in particolare la cosiddetta utenza debole. Per raggiungere questo obiettivo il controllo “umano” non è efficiente: le zone da controllare sono sempre più numerose e più estese.

Dall’altro lato bisogna trovare soluzioni che garantiscano la libertà di movimento alle persone con disabilità, senza per questo consentire gli abusi. Riteniamo anche noi che, se l’unica soluzione per il rilevamento è quella tecnologica, anche i contrassegni vadano adeguati: dovranno essere quindi di tipo digitale. Questo, oltre che semplificare la vita ai disabili e alle amministrazioni, eviterebbe non pochi abusi.