Mobilità Sommario numero 57 - 2008


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La magia di Fiesole

di Giulio Nardone*

Sopra Firenze, un’esperienza di buona accessibilità in un contesto da incanto.

teatro romano di Fiesole

È un venerdì di metà maggio, ma a Roma il cielo grigio e la pioggerellina non inducono all’ottimismo un metereopatico come me. Ho come al solito una quantità enorme di cose da fare e non so da dove cominciare.

Mi torna alla mente una cosa che mi è stata detta nei giorni scorsi circa una zona archeologica attrezzata per tutti i tipi di disabilità. Si trova sulla cima della collina di Fiesole, che ho visitato la prima e ultima volta cinquant’anni fa, godendo allora degli incomparabili scorci paesaggistici e della dolcezza morbida delle colline toscane. Una telefonata per conoscere l’orario di apertura, una rapida precettazione per mia moglie, le istruzioni per la giornata dettate alla segretaria per telefono mentre sto prendendo al volo il primo Eurostar per Firenze.

Dal caos alla pace

Due ore e mezza fa stavo nel mio studio di Roma e ora sto all’ingresso del teatro romano di Fiesole, assordato da un concerto di campane che proviene dalla vicina torre campanaria e che annuncia il mezzogiorno. L’improvviso spegnersi dell’ultimo rintocco segna in modo netto la mia delocazione quasi fantascientifica dal caos della capitale alla quiete medioevale del declivio erboso, punteggiato da rari olivi e dal cinguettio di qualche uccellino. E questo mi pare già una magia, che poi si rinforza per l’improvviso schiarirsi del cielo e il calore sul mio viso di un gradito raggio di sole.

La grande mappa

Sotto questi buoni auspici inizio subito l’esplorazione aptica di una grande mappa che rappresenta i tre ettari dell’area archeologica. È fatta molto bene: una riga fittamente punteggiata indica la pista tattile che segue il tortuoso svolgersi dei sentieri in discesa lungo il fianco della collina, con le varie zone panoramiche e le deviazioni per i servizi presenti e per gli elevatori che faciliteranno la mia risalita, ma che sono fondamentali per l’accessibilità della zona per le persone con problemi di ridotta mobilità, dato che le scalinate presenti sono quelle storiche e a misura di antico romano (eppure non mi pare che gli antichi fossero proprio dei longilinei!).

Dalla mappa generale ho acquisito la nozione che nell’area troverò il teatro romano, delle costruzioni termali e un tempio, anche se le varianti del percorso e i numerosi incroci non mi permettono di memorizzarlo nei particolari.

Percorsi facilitati

un dettaglio del teatro romano

Pieno di curiosità, infilo la punta del bastone in uno dei canaletti delle piastrelle di gres che ho subito riconosciuto come appartenente alla famiglia del linguaggio tattile Loges, anche se probabilmente uno scarto di qualche decimo di millimetro rispetto all’originale aumenta la sensazione tattilo-plantare, il che è un vantaggio per la riconoscibilità, mentre potrebbe essere considerato leggermente fastidioso da chi non vi è abituato.

La prima sosta è su un belvedere sotto il quale si apre il ben conservato teatro romano, le cui strutture sono rappresentate su una grande mappa a rilievo con legenda in Braille che la pioggia della notte e del primo mattino ha reso luccicante e pulitissima. Peccato solo che si siano dimenticati di segnalarne la presenza sulla pista tattile e che quindi non avrei potuto rintracciarla senza l’aiuto di mia moglie.

Senza fatica

Il sentiero continua a scendere con tratti rettilinei alternati da curve e con pendenza talora lieve e talora più accentuata, ma sempre ben contenuta. La pioggia ha pulito perfettamente anche il fondo dei canaletti del Loges e la punta del bastone trova in essi un binario sicuro che non la fa deragliare neppure nelle curve ben arrotondate, tanto che posso dimenticarmi di esso per concentrarmi sui lievi rumori che provengono dai cespugli e sui freschi profumi di erbe e fiori bagnati.

In certi punti il sentiero di conglomerato ben compatto viene sostituito da grigliati metallici che servono a superare dei canaloni; ai lati, nei punti che potrebbero apparire critici, anche se in realtà lo sono molto poco, non mancano i classici corrimano posti sia ad altezza d’uomo che di bambino. Arrivo così alle altre mappe a rilievo, altrettanto ben fatte, che raffigurano in pianta le terme e il tempio.

Il valore della solitudine

L’atmosfera è rarefatta e quasi magica, anche perché oltre a noi sul versante della collina non vi è che un’altra coppia, le cui voci leggere e lontane si sentono a tratti a seconda della configurazione dei luoghi. E a questo punto scatta in me un forte desiderio di solitudine e, a costo di sembrare ingrato verso chi finora mi ha così ben descritto i luoghi, i colori, lo stato dei ruderi, le chiedo di imboccare un altro sentiero, dato che siamo arrivati ad una biforcazione: “Tanto qui non mi posso perdere e seguendo sempre la pista tattile arriverò sicuramente da qualche parte!”.

Ed inizia una nuova esperienza, non migliore della precedente, ma soltanto diversa: il sentirmi solo e tuttavia sicuro di me e il trarre da questa solitudine una sensazione di maggiore partecipazione all’ambiente che mi circonda, mi rende euforico. Sento che se abitassi a Firenze, verrei più e più volte da solo qui per godere di questa ritrovata libertà. Mi viene in mente un lontano ricordo che ha lo stesso sapore: quando, ragazzino, mi veniva concesso di fare il giro intorno alla casa di campagna sulla Lambretta di mio padre, mentre lui mi sorvegliava blandamente dal terrazzo: era solo nel tratto dietro casa, quello invisibile dal terrazzo, che mi sentivo veramente grande e autonomo ai comandi dello scooter.

E che soddisfazione, lì a Fiesole, nello scartare alcuni incroci che conducevano soltanto a delle panchine, per ritrovarmi poi sul vialetto principale nel punto più basso dell’area!

Lungo la risalita ho riconsiderato tutto il percorso fatto anche sotto il profilo di eventuali problemi che potessero incontrare i miei amici su sedia a ruote ma, benché non sia specializzato in tale settore, mi sembra di poter dire che il tracciato è perfettamente accessibile, sia per le moderate pendenze che anche per la presenza degli elevatori capienti e ben funzionanti che permettono di superare le scalinate esistenti, evitando anche, se lo si preferisce, di effettuare la risalita lungo i sentieri percorsi all’andata. Oltretutto le pareti trasparenti di questi elevatori e la loro collocazione nei muraglioni di contenimento rendono del tutto trascurabile il loro impatto ambientale.

Ritorno alla concretezza

veduta panoramica

Terminata l’atmosfera magica, la razionalità mi riporta verso valutazioni più concrete: si tratta senz’ombra di dubbio dell’area archeologica meglio attrezzata in Italia per i disabili visivi, ma non mi risulta che vi siano realizzazioni così ben fatte neppure nel resto di Europa.

È un vero fiore all’occhiello per l’IRIFOR (Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione) dell’Unione Italiana Ciechi che la ha realizzata l’anno scorso con il supporto tecnico dell’Architetto Margherita Baccaro, alla quale devo tuttavia rimproverare di non aver apposto ai numerosi incroci almeno qualche cartellino in Braille che fornisse indicazioni sulla direzione da prendere per raggiungere un dato luogo. Infatti la mappa generale posta all’ingresso, come ho già detto, non è sufficiente, data l’impossibilità di memorizzare l’intero tracciato così complesso e articolato.

Nel momento in cui, ormai fuori da quel paesaggio e da quell’atmosfera, sto valutando il percorso guidato non più sotto il profilo del fruitore, ma sotto quello del progettista, non posso fare a meno di rendermi conto che molti tratti di quel sentiero erano contornati da buone guide naturali che avrebbero potuto far risparmiare parecchie centinaia di metri di piastrelle speciali.

A Fiesole mi sono sentito immerso in un quadro vivente, in un’opera d’arte, in cui i vari componenti erano la stupenda natura, la voce possente della storia e un mio particolare stato d’animo nel sentirmi finalmente libero da vincoli e da paure. E in questo formidabile affresco di arte materica anche quei tratti sovrabbondanti di pista tattile si inserivano bene nell’armonia dell’insieme. E probabilmente sarebbe stata una rottura di stati d’animo l’interruzione della guida tattile che avrebbe richiamato il cieco alla necessità di distogliere gli altri sensi da un’occupazione diversa dal godimento estetico per costringerli a dargli le prosaiche informazioni sulla direzione da prendere.

Mettiamola così e consideriamo il teatro romano di Fiesole come una eccezione che conferma comunque la regola che vuole un corretto equilibrio fra l’ambiente, gli ausili e le capacità dell’uomo e che richiede che non si ecceda mai con gli ausili oltre lo stretto necessario, come condizione per una accessibilità efficace e sostenibile.

 

* Presidente Nazionale dell’Associazione Disabili Visivi

Teatro Romano,
Area Archeologica,
Museo Civico Archeologico

Via Portigiani, 1 – 50014 Fiesole (FI). Tel. 055.5961293, fax 055.5961277, email: info.turismo@comune.fiesole.fi.it, sito web: www.fiesolemusei.it.

Orario di apertura: dal 1 ottobre al 31 marzo, dalle ore 10 alle ore 18 (chiuso il martedì e il mercoledì); dal 1 aprile al 30 settembre, dalle ore 10 alle ore 19 (chiuso il martedì).

Ingresso: intero 10 euro (biglietto cumulativo per tutti i musei fiesolani); ridotto 6 euro; ingresso gratuito per le persone disabili e i loro accompagnatori.