Mobilità Sommario numero 59 - 2008


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Editoriale

Luoghi comuni

La copertina del numero 59

I luoghi comuni sono più duri da svellere del più iniquo dei provvedimenti. Per questo ci inquietano di più. Contro una norma, una delibera, un decreto possiamo mobilitarci con strumenti di pressione, di comunicazione, di azione legale ampiamente testati. E vincere o perdere a seconda delle risorse impegnate e degli appoggi acquisiti.

Ma contro i luoghi comuni rimaniamo spiazzati anche per la loro sfuggevolezza, per la loro mimetica mutevolezza, per la loro diffusione, magari inconscia, anche nelle menti apparentemente più illuminate. Per questo ci spaventano di più i luoghi comuni che le “violenze” esplicite, gli attacchi diretti.

Il Ministro Brunetta, la cui azione è per certi versi apprezzabile, è stato artefice, siamo certi inconsapevolmente, della nascita o del rafforzamento del luogo comune che dietro qualsiasi lavoratore che richieda permessi lavorativi per assistere un familiare con grave disabilità, si nasconda un furbetto, un fannullone, un dipendente che se ne approfitta.

Se è vero che il Ministro si è sperticato nel dire che intende solo combattere le elusioni, è altrettanto incontestabile che l’enfasi costruita attorno a questa vicenda ha consolidato quanto era già nell’aria.

Gli abusi esistono eccome: li abbiamo segnalati da tempo e danneggiano chi ha davvero bisogno di quelle agevolazioni. Ma tutta la crociata, invero un bel po’ pasticciata, non è certo partita dalla difesa dei diritti delle persone con disabilità, ma da una necessità di contenimento della spesa. Con tutto ciò che ne deriva. E non ha certo risolto, ma anzi complicato, l’inverecondo guazzabuglio normativo risultante da centinaia di normette e circolari in cui alligna la libera interpretazione delle indicazioni del Legislatore.

Ma cosa rimane dopo che la polvere della battaglia si è depositata al suolo? Oltre ad un taglio della retribuzione ai dipendenti pubblici che fruiscono di quei permessi, rimane il luogo comune diffuso e consolidato che ci sia della furberia dietro a quei permessi. E questo luogo comune governerà la prassi amministrativa di tanti funzionari, responsabili del personale (le chiamano ampollosamente “risorse umane”), che si dimostreranno più realisti del re, o meglio più brunettiani di Brunetta.

Ma gli emuli si trovano già anche nel privato. La CAI, Compagnia Aerea Italiana, quella che dovrebbe rilevare lo sgangherato carrozzone dell’Alitalia, sembra essere la prima beneficiaria dell’avallo al luogo comune. Se ascoltiamo uno dei sindacati autonomi, infatti, la CAI sta fissando i requisiti per la riassunzione del personale ex-Alitalia e fissa fra gli elementi di esclusione la fruizione dei permessi lavorativi.

Avete letto bene: sembra che non si intenda riassumere quei lavoratori che hanno fruito dei permessi lavorativi per assistere un familiare con grave disabilità. In barba alle direttive comunitarie sulla non discriminazione dei lavoratori. In barba alla convenzione ONU. Ecco come si transita dal luogo comune alla discriminazione.

Ma l’azione di Brunetta ha ingenerato anche una reazione imprevedibile a dimostrazione di quanto la somma e la varietà dei disagi familiari sia estesa e insondata.

In questi giorni stiamo rilevando, dai nostri osservatori privilegiati, un fortissimo aumento delle richieste di informazioni sui permessi lavorativi. Tuttavia solo una parte riguarda i timori di restrizioni, o episodi (comunque segnalati) di sospensione di quei benefici.

Una parte sempre più significativa di persone – potenzialmente con i titoli per beneficarne – richiede indicazioni su come ottenere proprio quei permessi lavorativi oggetto di tanta malcelata acrimonia.

È come se tutta l’indomita azione di Brunetta avesse favorito la divulgazione di questi diritti fra chi ne ha effettivamente bisogno e, fino a ieri, non lo sapeva o non aveva considerato questa opportunità. Un boomerang, insomma, che potrebbe annullare gli effetti – numerici – dell’azione del Ministro cacciatore di fannulloni. Forse non ci aveva pensato. Nemmeno noi. E magari è un luogo comune anche che i luoghi comuni sono duri a morire.

 

Carlo Giacobini